Immigrazione/Europa
L’orizzonte europeo è
ormai l’orizzonte minimo per comprendere oggi qualunque dinamica sociale,
e inoltre rappresenta l’orizzonte minimo all’interno del quale si devono
muovere i conflitti. Proprio a partire da questa consapevolezza PuntoZip
tra il 1997 e il 1998 ha curato la traduzione del video “La
ballade des sans papiers”, il film che documenta la lotta intrapresa
dagli immigrati in Francia dall’occupazione della Chiesa di Saint-Ambroise
a Parigi fino alla vittoria elettorale della sinistra nel giugno 1997;
ha pubblicato materiali e foglioni.
Secondo la stessa logica
oggi traduciamo alcuni materiali tratti dal “Bulletin du collectif contre
les expulsions” n°2 pubblicato a Bruxelles: in Belgio si è sviluppato
un grande movimento in sostegno agli immigrati clandestini a seguito dall’uccisione
il 22 settembre 1998 da parte della polizia di Samira Adamu, una ragazza
nigeriana di 20 anni, soffocata da un cuscino mentre cercavano di zittirla
per espellerla con un volo charter.
Appello alla solidarietà coi rifugiati
· Patronato (parrainage)
d’un rifugiato. Questo implica un’assistenza nelle procedure amministrative,
giuridiche, ecc.
· Ospitalità
d’un sans- papiers (se ospitate un clandestino, la più grande discrezione
e di rigore. Infatti, la legge Van De Lanotte punisce l’aiuto ai clandestini.
Quindi, alcune informazioni - come l’indirizzo- non devono essere comunicate
per telefono (che è sotto controllo).
· Donazioni di materiale
per il collettivo (fax, computer, carta) o di cibo, mobili, giocattoli,
libri, per i rifugiati
Atto d’ospitalità
e di sostegno agli evasi del 21 Luglio.
Io sottoscritto (X) dichiaro
pubblicamente di ospitare per ragioni umanitarie uno straniero in soggiorno
illegale, evaso dal centro di detenzione 127 bis di Steenokkerzeel, durante
la notte di martedì 21 luglio 1998.
Questa persona è
fuggita dal suo paese per domandare asilo al Belgio. Senza aver commesso
alcun delitto è stata, comunque, privata della propria libertà
e rinchiusa all’interno di un centro di detenzione, come un criminale.
Io considero un dovere
l’accogliere e il proteggere questa persona che , a causa della sua situazione
di sans papier, è privata dei suoi diritti fondamentali, e condannata
o alla clandestinità o al rimpatrio forzato.
Considerato le condizioni
insostenibili imposte ai richiedenti l’asilo, io comprendo il gesto disperato
del mio ospite.
Soprattutto, se si considera
che il centro di detenzione è la tappa di un percorso che, di solito,
termina con un’espulsione.
Deve far pensare il fatto
che le compagnie aeree utilizzano, per queste persone, il termine “deportati”.
L’espulsione, per l’immigrato,
equivale ad un ritorno alla miseria o alla persecuzione.
Io m’impegno a ospitare
e a proteggere questa persona fino a quando lo Stato belga non potrà
garantirgli delle condizioni di vita rispettose dei diritti dell’uomo e
del cittadino.
Cronologia della disobbedienza (e della repressione):
· 20 aprile ‘98: i
Sans papiers parigini informano il Collectif Contre Les Expulsions di Bruxelles
(Collettivo contro le espulsioni) che, per il futuro, la Sabena (compagnia
aerea Belga) sostituirà Air France e Air Afrique nell’esecuzione
delle espulsioni dei clandestini.
Il CCLE organizza la sua
prima azione di sensibilizzazione dei passeggeri all’aeroporto belga di
Zaventem.
· Aprile e Maggio
‘98: diviene regolare l’opera di sensi-bilizzazione dei passeggeri
imbarcati sugli aerei impegnati nelle espulsioni.
· 8 Maggio ‘98: i
collettivi di Bruxelles e quello di Liegi occupano il centro di detenzione
per immigrati in attesa di espulsione di Vottem.
· Giugno-Luglio ‘98:
mobili-tazioni dei collettivi mirate ad impedire singole deportazioni;
in alcuni casi l’espulsione viene impedita.
· 21 Luglio ‘98:
fiaccolata in sostegno di Semira che, rinchiusa in cella di isolamento,
deve essere espulsa il mattino. Rivolta all’interno del centro: 32 detenuti
evadono, 17 membri del collettivo sono fermati, 7 sono incolpati del delitto
di solidarietà con immigrato clandestino previsto dalla legge Vande
Lanotte.
· 11 Agosto ‘98:
quinto tentativo di espulsione di Semira Adamu
· 18 Agosto ‘98:
un cellulare che trasporta clandestini viene attaccato con
uova alla vernice. Due militanti vengono arrestati.
· 22 Settembre ‘98:
sesto tentativo d’espulsione per Semira: sull’aereo, allo scopo di impedirle
ogni forma di resistenza, gli agenti di polizia, secondo una pratica usuale,
le premono sul volto un cuscino.
Ci mettono troppo entusiasmo,
e Semira muore soffocata.
· Settembre- Ottobre
‘98: Iniziative di protesta contro l’omicidio di Semira: manifestazioni
e scontri in tutto il Belgio. Gli immigrati del centro in cui la donna
era detenuta iniziano uno sciopero della fame.
· 20 Ottobre ‘98:
La polizia, con motivazioni pretenziose, perquisisce la sede del CCLE.
Sono sequestrati i computer, e tre persone vengono arrestate.
· 24 Ottobre ‘98:
giornata europea contro i campi per stranieri e in ricordo di Semira. Cortei
ed iniziative in tutto il Belgio.
Tratto da “ Bulletin du collectif
contre les expulsions” n°2
rue de la Victoire 167,
1060 Bruxelles.
Tel.02/ 539.04.55
E-Mail: ccle@altern.org
Un intervento del
regista Jaco Vandormael
Jaco Vandormael è
stato uno dei primi cineasti a dichiarare che “quando la legge è
ingiusta, il dovere del cittadino è di non rispettarla”
<Tutto quello che è
successo in questi ultimi mesi ha modificato l’idea che mi ero fatto
del Belgio. Non mi ero ancora reso conto di quanto questo paese sia un
paese di destra. Qui, in Belgio, sul tema dell’immigrazione, siamo ancora
lontani da un livello di mobilitazione paragonabile a quello francese.
In Francia, dopo l’espulsione
a colpi d’ascia dei sans papiers dalla chiesa di St. Bernard , una serie
di cineasti aveva lanciato un appello alla disobbedienza civile.
Con l’aiuto di produttori
e di distributori indipendenti, un gruppo di cineasti aveva proposto ai
sans papiers di far sentire la loro voce attraverso un cortometraggio di
circa tre minuti, che fu poi diffuso, prima del film, in centinaia
di cinema.
Qui, in Belgio, i cineasti
non sono organizzati tra di loro.
Certo, molti registi hanno
firmato l’atto d’ospitalità e gli amici cineasti, che vengono alle
manifestazioni, si sentono toccati dal problema.
In ogni caso, io credo sia
ingiusto che un gruppo di cittadini prenda la guida d’un movimento, in
rapporto e in funzione delle proprie attività professionali.
Bisogna evitare che la gente
pensi che, sfruttando le lotte, qualcuno sta cercando di mettersi in evidenza.
D’altra parte, non saprei
quale potrebbe essere l’impatto d’un film sul soggetto. Per esempio, non
so quante centinaia di migliaia di persone hanno visto “Le huitième
jour” e sono state, così, sensibilizzate alla tolleranza,
al diritto alla differenza; ma quando poi sento, che il 60 % del pubblico
di Rtl (radio belga) difendono la legge Van De Lanotte (legge
che disciplina l’immigrazione, e soprattutto la sua repressione) in Belgio,
mi sembra un incubo! Il razzismo, e la xenofobia, sono qualcosa di
radicato tra la gente.
Comunque, in Francia, le
associazioni sono più organizzate. Quando ho fatto delle azioni
per Handicap international, era tutto molto organizzato.
Qui, in Belgio, c’è
più divisione e questo presta, inevitabilmente, il fianco alla repressione.
Il tipo di repressione che
sta subendo ora il collettivo, e che fa molta paura. È puro arbitrio.
E qui, senza dubbio, il ruolo degli artisti è quello di essere presenti>.
Intervista a Pascale Fonteneau, scrittrice di numerosi romanzi Polars
Perché hai firmato
un appello dove ti impegni a sostenere e ad ospitare un sans papier?
Onestamente, non mi sono
posta la domanda. Non è una cosa che mi ha posto molte interrogazioni
o riflessioni.
Lo fai, perché ti
sembra la cosa da fare… Conosco la situazione dei sans -papiers.
Ho risposto a differenti appelli (per scarpe, vestiti, cibo ecc.), e se
qualcuno avesse chiesto un tetto l’avrei ospitato.
Che ne pensi della
politica in materia di stranieri e rifugiati?
Non sono nemmeno sicura
che ci sia una vera politica. Ho l’impressione che ci siano solo delle
reazioni elementari, primitive. Qualcuno ha utilizzato una formula che
mi piace molto: siamo sul Titanic e piuttosto di riparare la nave, si impedisce
alla terza classe di salire sul ponte.
Dobbiamo renderci conto
che viviamo tutti sullo stesso pianeta! Vediamo alla televisione delle
pubblicità che ci invitano ad andare alle Seychelles, per abbronzarci
durante l’inverno, sapendo che quelle persone laggiù, se avessero
voglia di un po’ di fresco, non potrebbero certo venire a cercarla qui
in Belgio. Andiamo a trovare gli amici brasiliani, ma gli amici non possono
venire qui. Piangiamo sulla siccità nel Sud del Sudan, ma
i sudanesi, qui, non li vogliamo. Bisogna cominciare a guardare i problemi
in maniera globale. I piccoli sudanesi col ventre gonfio alla televisione
vanno bene, i loro genitori, in giacca a vento, davanti alla stazione
o al parco, no…
Dopo il ’74, l’immigrazione
è stata completamente vietata. Oggi, il dibattito è stretto
tra l’alternativa zero immigrazione e frontiere aperte….
Si tratta di una questione
di denaro. Qui siamo in un paese ricco, il che permette l’esistenza
di uno stato sociale, e cioè le pensioni, la sanità, le indennità
di disoccupazione… Chi verrà accolto nel nostro paese, inevitabilmente,
avrà diritto a queste prestazioni sociali. Ma con che soldi,
si potrà fare questo?
Io non ho le competenze
per rispondere a queste questioni, ma credo che quelli che le hanno, parlano
solo dei pericoli, degli aspetti negativi della questione, aumentando così
le paure della gente. In ogni caso, prima o poi si dovrà
smettere di dire : andate altrove. Si deve capire, che il mondo è
fatto di esseri umani e non solamente di denaro.
Denaro che, tra l’altro,
è il solo ha potersi muovere liberamente…
E poi, penso che non si
parte dal proprio paese a cuor leggero. Lo si lascia, perché ci
sono dei problemi, perché si ha paura, fame, o perché c’è
la guerra, perché ci si vuole rifugiare altrove… Bisognerebbe agire
sulle ragioni che spingono gli abitanti a fuggire da un paese; e anche
se questo è un compito che, forse, dovrebbe essere svolto
ad un livello superiore rispetto al nostro di semplici cittadini,
abbiamo, comunque, il dovere di fare pressione, perché tali misure
vengano prese da chi di dovere.
Che ne pensi delle
misure prese dal governo, dopo il caso Semira?
Mi hanno lasciato un gusto
amaro in bocca. Hanno fatto finta di essere desolati. Non si può
fare finta di essere desolati, e poi provare a rifilare la patata bollente
a qualcun altro.
“È colpa di Semira
perché ha resistito” o “è colpa del collettivo, che l’ha
incitata ad alzare la testa”…
Poco importa, i fatti parlano
da soli. Lei voleva restare, non è potuta restare ed è morta
soffocata sulle ginocchia di un poliziotto. La realtà è questa.
La realtà di un sistema,
che mi fa paura: qualcuno a soffocato questa giovane donna sulle
sue ginocchia… senza un fremito. Questa realtà è spaventosa.
Dopo la morte di Semira,
c’è stato un inizio di reazione popolare. Ora le persone non possono
più dire che non sanno, ma come loro, io mi sento impotente, non
so cosa fare.
Ho molte più domande
che risposte, ma sarebbe già qualcosa non accettare le risposte
che ci danno, alle quali io non credo.
In questo reazione
popolare, c’è, comunque, un elemento interessante: secondo i sondaggi,
il 75% della popolazione è per la regolarizzazione dei Sans papiers.
Stranamente, si ha l’immagine
di una popolazione piuttosto borghese, paurosa; ma la gente è più
audace di quel che si vuol fare credere. In effetti, le persone sono accoglienti,
generose…
Spesso, sento dire: “io
non amo gli arabi, eccetto Fatima che conosco bene; lei, sì che
è gentile”. Allora, tu provi a parlargli di Rachid:” Ah, no!
Gli arabi, mi fanno paura, sono cattivi… Salvo Fatima, che conosco”.
Evidentemente, quando la
gente si trova, infine, di fronte all’immigrato, e lo conosce di
persona, si accorge che sono solo delle persone e delle donne normali,
proprio come noi.
Bisogna rompere questa barriera.
Certo che, però, se gli stranieri vengono mostrati dietro delle
sbarre, ecco che allora passa l’idea che se si aprono queste gabbie,
ci sbraneranno. Tutto ciò è molto primitivo; del resto, lo
si fa apposta, e funziona proprio perché si fa appello agli istinti
umani più semplici.
C’è stato un tempo
in cui gli italiani facevano paura, poi gli Spagnoli, poi i portoghesi.
Poi le frontiere europee si sono aperte , abbiamo conosciuto la loro cultura,
e viceversa. Tutto è andato bene . Perché oggi dovrebbe andare
in maniera diversa ?
Bisogna spingere la gente
verso la reciproca conoscenza.
Abbiamo delle cose da dare
a loro, e loro ne hanno per noi.
Azioni di occupazioni
di chiese da parte dei Sans papiers cominciano a svilupparsi anche
in Belgio. Pensi che sia possibile che un movimento più vasto esploda?
Un po’ come in Francia?
E’ difficile da dire. Il
Belgio è un paese curioso che reagisce in modo inatteso. Comunque
speriamo…
Lo scopo dell’atto
di ospitalità era anche che alcuni ambienti culturali, intellettuali
si muovessero…
Difficilmente, si possono
fare paragoni con un paese come la Francia, per esempio, dove gli
intellettuali, storicamente, sono sempre stati impegnati nella società
civile.
In Belgio, questo impegno
è più discreto, si tratta per lo più di atti
individuali. Gli intellettuali non formano correnti, ma piuttosto una moltitudine
di energie. Quindi, quando si impegnano, lo fanno a titolo personale. In
Francia, molti dei sans papiers erano sotto la protezione di personalità,
che potevano realmente dargli una garanzia.
Qui, i dati di partenza
sono diversi: il governo è diverso, l’attitudine verso i sans papiers
anche…
E’ difficile prevedere come
andrà finire, ma, in ogni caso, provo molto rispetto per tutti quelli
che si impegnano e lottano ogni giorno al loro fianco.