Appello per la chiusura dei lager
Perché nessuno, qui
da noi, sta insorgendo contro lo sconcio dei campi di concentramento per
migranti al pari di quello che è successo in Francia e in Belgio?
Perché una società
civile variegata ma accomunata da un’esigenza etica di solidarietà
prova un senso di sconfortante impotenza di fronte agli internamenti e
ai rimpatri forzati? Perché un potere politico progressista ha di
fatto delegato, per l’ennesima volta, un drammatico problema sociale a
questurini, burocrati e funzionari?
Sono tutte domande che,
dopo l’estate dell’internamento e delle fughe, devono ora trovare risposte
concrete e senza scorciatoie. Domande che “pezzi” di quella sinistra sociale
che un anno fa diedero vita alla manifestazione di Venezia si pone, forse
ancora in maniera troppo disarticolata.
E che poniamo innanzitutto
da Trieste, dove in luglio fu proprio il ministro Napolitano ad inaugurare
il “Centro Immigrati” del capoluogo giuliano contrabbandandolo per un “luogo
dell’accoglienza”.
Una gabbia di cento metri
quadri per risolvere i problemi di magistrature e questure che si occupano
degli “irregolari” di Torino, Milano, Genova, Bologna, praticamente di
tutto il nord-Italia.
Un vero e proprio lager
dove ha potuto esercitarsi il cinico disprezzo per la dignità umana
di funzionari come il dott. Apa, un vero specialista ormai delle espulsioni
di cittadini kurdi, difeso incondizionatamente da prefetto e questore.
Situato in una terra di
nessuno, nella zona franca del porto vecchio - alla quale si accede solo
con permessi speciali-, sul confine di nord-est dove ciclicamente e da
sempre fanno il loro ingresso rumeni, kossovari, kurdi, rom.
Un non luogo che configura
un istituto del tutto inedito, con la carcerazione per chi commette un’irregolarità
amministrativa, qual’é l’ingresso “clandestino” secondo la nuova
legge. E’ una prassi pesante e inaccettabile che ha prodotto barbarie e
nefandezze. Pensiamo sia arrivato il tempo in cui oltre alle parole e alle
teorie sono gli intenti che possono costruire la società che vogliamo.
Mettendo insieme percorsi ed esperienze diverse.
Ma ci siamo convinti anche
che la solidarietà da sola non basta, rischia di fare il gioco di
un buonismo che finisce per annullare i conflitti e le possibilità
di cambiamento radicale. C’è una sola cosa da fare dei centri lager:
chiuderli! Siamo tornati dall’assemblea di Milano del 19 settembre con
un programma d’intenti che contiene al suo interno la rivendicazione di
un “nuovo diritto”, fondato sulla libera circolazione di uomini e donne
e sull’immediata chiusura dei centri lager con un invito alla mobilitazione
per la fine di ottobre.
Quella giornata potrebbe
essere il 24 proprio a Trieste, almeno per il nord-Italia, e magari potrebbe
stimolarne una analoga al sud dove ci sono gli altri “centri”.
Queste gabbie le vogliamo
chiudere al più presto, noi insieme ad altri. E aprire degli spazi
di libertà, allargando il ragionamento alla cooperazione, alla possibilità
di rompere i confini dal basso e cosi’ via. Cosa ne pensa quella bizzarra
alleanza di un anno fa, fatta di parlamentari e sindacalisti, militanti
di partito, di associazioni e centri sociali?
Centri Sociali Nordest, Radio Balkan-Trieste
From: radio sherwood <sherwood@ecn.org>
Subject: 24 ottobre contro
i lager