LABORATORI DI SOCIETA' #3

Appello per la chiusura dei lager

Perché nessuno, qui da noi, sta insorgendo contro lo sconcio dei campi di concentramento per migranti al pari di quello che è successo in Francia e in Belgio?
Perché una società civile variegata ma accomunata da un’esigenza etica di solidarietà prova un senso di sconfortante impotenza di fronte agli internamenti e ai rimpatri forzati? Perché un potere politico progressista ha di fatto delegato, per l’ennesima volta, un drammatico problema sociale a questurini, burocrati e funzionari?
Sono tutte domande che, dopo l’estate dell’internamento e delle fughe, devono ora trovare risposte concrete e senza scorciatoie. Domande che “pezzi” di quella sinistra sociale che un anno fa diedero vita alla manifestazione di Venezia si pone, forse ancora in maniera troppo disarticolata.
E che poniamo innanzitutto da Trieste, dove in luglio fu proprio il ministro Napolitano ad inaugurare il “Centro Immigrati” del capoluogo giuliano contrabbandandolo per un “luogo dell’accoglienza”.
Una gabbia di cento metri quadri per risolvere i problemi di magistrature e questure che si occupano degli “irregolari” di Torino, Milano, Genova, Bologna, praticamente di tutto il nord-Italia.
Un vero e proprio lager dove ha potuto esercitarsi il cinico disprezzo per la dignità umana di funzionari come il dott. Apa, un vero specialista ormai delle espulsioni di cittadini kurdi, difeso incondizionatamente da prefetto e questore.
Situato in una terra di nessuno, nella zona franca del porto vecchio - alla quale si accede solo con permessi speciali-, sul confine di nord-est dove ciclicamente e da sempre fanno il loro ingresso rumeni, kossovari, kurdi, rom.
Un non luogo che configura un istituto del tutto inedito, con la carcerazione per chi commette un’irregolarità amministrativa, qual’é l’ingresso “clandestino” secondo la nuova legge. E’ una prassi pesante e inaccettabile che ha prodotto barbarie e nefandezze. Pensiamo sia arrivato il tempo in cui oltre alle parole e alle teorie sono gli intenti che possono costruire la società che vogliamo. Mettendo insieme percorsi ed esperienze diverse.
Ma ci siamo convinti anche che la solidarietà da sola non basta, rischia di fare il gioco di un buonismo che finisce per annullare i conflitti e le possibilità di cambiamento radicale. C’è una sola cosa da fare dei centri lager: chiuderli! Siamo tornati dall’assemblea di Milano del 19 settembre con un programma d’intenti che contiene al suo interno la rivendicazione di un “nuovo diritto”, fondato sulla libera circolazione di uomini e donne e sull’immediata chiusura dei centri lager con un invito alla mobilitazione per la fine di ottobre.
Quella giornata potrebbe essere il 24 proprio a Trieste, almeno per il nord-Italia, e magari potrebbe stimolarne una analoga al sud dove ci sono gli altri “centri”.
Queste gabbie le vogliamo chiudere al più presto, noi insieme ad altri. E aprire degli spazi di libertà, allargando il ragionamento alla cooperazione, alla possibilità di rompere i confini dal basso e cosi’ via. Cosa ne pensa quella bizzarra alleanza di un anno fa, fatta di parlamentari e sindacalisti, militanti di partito, di associazioni e centri sociali?

Centri Sociali Nordest, Radio Balkan-Trieste

From: radio sherwood <sherwood@ecn.org>
Subject: 24 ottobre contro i lager

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