LABORATORI DI SOCIETA' #3

Il traghetto della cittadinanza universale

12 dicembre, Albania.
Schengen non è una fortezza imprendibile
L’Europa può essere una casa amica

Noi cittadine e cittadini, europei delle due sponde dell’Adriatico, riuniti al Palasport di Valona il 12 dicembre 1998, abbiamo stabilito tra noi un solenne patto di fratellanza.
1. L’incontro di oggi tra centinaia di cittadini di nazionalità albanese, Italia, tedesca, spagnola, portoghese e francese dimostra nei fatti la possibilità di costruire da subito rapporti, sempre più all’insegna della pace, con dignità e giustizia per tutti i differenti popoli che si affacciano sul mare Mediterraneo.
2. Questa iniziativa ha permesso a centinaia di cittadini, albanesi e italiani, di circolare liberamente nel braccio di mare che separa le due coste, superando i confini senza essere costretti ad assurde, interminabili, umilianti trafile burocratiche. Nessun ostacolo ne giuridico, ne materiale ha potuto fermarci. Il che dimostra che l’idea dell’Unione europea come frontiera circondata e protetta da nuove invalicabili muraglie, frutto degli accordi sottoscritti a Schengen tra i governi, non e invincibile, non costituisce un orizzonte insuperabile.
3. La scelta di chiusura delle frontiere, operata con quegli accordi, costringendo migliaia di nostre sorelle e fratelli all’infelice condizione dell’immigrazione “clandestina” o irregolare, ha già provocato finora troppi lutti e tragedie. Ma fino a quando regole assurde e ingiustificate impediranno alle genti di muoversi liberamente tali drammi sono destinati a ripetersi.
Chiediamo sia fatta finalmente giustizia per le vittime dell’affondamento della Katarina I Rades nel canale d’Otranto.
Da oggi nessuno potrà più chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie, fingere di non sentire il grido di disperazione che giunge dal fondo di questo mare: da oggi nessuno potrà più sottrarsi alle sue responsabilità.
4. E’ quindi una sostanziale modifica di indirizzo, atteggiamento, volontà politica che chiediamo a testa alta a tutti i governi dell’Unione: si prenda con coraggio atto
del fallimento delle politiche migratorie dell’ultimo decennio e si intraprenda una profonda revisione degli accordi di Schengen e delle leggi nazionali che regolano l’attribuzione dei diritti di cittadinanza. Questo processo di ridiscussione dovrà vedere tra i suoi protagonisti tutte le società civili e i governi d’Europa e del Mediterraneo. Da subito e pero necessario prevedere la chiusura dei “centri detentivi” e intervenire sulla politica di asilo e di concessione di visti e permessi di lavoro e soggiorno tra Italia e Albania; in contemporanea con l’inaugurazione della sede consolare italiana a Valona proponiamo l’apertura di un centro di informazione e assistenza, gestito da un consorzio di Ong, sulla base di risorse europee, con l’obiettivo di agevolare l’ingresso regolare nel territorio dell’Unione di rifugiati e migranti.
5. In nome dei contenuti di questo Patto ci impegniamo reciprocamente a raggiungere da tutte le parti d’Europa la città di Strasburgo e a manifestare al Parlamento Europeo per la dignità di donne e uomini, per la libera circolazione delle persone, trasformando il primo giorno di primavera dell’ultimo anno di questo secolo nel nuovo inizio di una stagione che veda la vita vincere sulla morte nelle acque del Mediterraneo. Chiediamo ai governi di tutta Europa che alla delegazione di cittadini albanesi che parteciperà all’iniziativa sia riservato lo stesso trattamento di libera, amicale, festosa accoglienza che i cittadini dell’Unione hanno ricevuto in territorio albanese. Brindisi-Valona (Mediterraneo, Pianeta Terra)

Il “12 dicembre a Valona” e stato organizzato dai centri sociali della Carta di Milano (centri sociali del nord-est, Leoncavallo di Milano, Cortocircuito di Roma) e molti altri tra cui la rete dei centri sociali del centro-est, i centri sociali di Iesi, Ancona, Pesaro, Falconara, Ascoli Piceno; dall’associazione Ya Basta!, dalla rivista DeriveApprodi, da Ong e da alcune municipalità italiane (tra cui Venezia).

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