Questo sito è un cantiere in costruzione, che ha l'obiettivo sia di rafforzare le mobilitazioni in occasione del controvertice G8 di Genova, ma anche e soprattutto di superare lo scadenzismo degli appuntamenti anti-globalizzazione, rimanendo attivo oltre luglio.
Non è IL punto di riferimento telematico di un gruppo organizzato, ma è UN punto di riferimento di una pluralità di esperienze che si riconoscono all'interno dei percorsi dell'autorganizzazione sociale e che vogliono contribuire alla riuscita delle mobilitazione internazionali di luglio a Genova.
Per questo motivo, questo progetto non nasce in contrapposizione con il lavoro svolto dal Genoa Social Forum, raggruppamento che vede tra l'altro al suo interno molte sigle che aderiscono anche all'appello del network, ma vuole mettere al centro alcune specificità tematiche ritenute centrali all'interno della lotta contro la globalizzazione neoliberista.
In questo spazio si affrontano infatti in modo articolato alcune tematiche (lavoro/non lavoro, migrazioni, devastazione ambientale, ....) partendo dai conflitti reali dei nostri territori per coniugare il carattere globale delle scadenze contro gli organismi sovranazionali alle battaglie quotidiane per i diritti negati.
Come a Napoli, a Quebec City e in tante altre città del mondo, l'obiettivo è interconnettere le lotte dei movimenti anti-globalizzazione con i conflitti locali e crediamo che la comunicazione digitale possa essere, da questo punto di vista, lo strumento più idoneo per la circolazione delle lotte e dell'informazione antagonista.
A Genova dal 20 al 22 luglio si riunirà il G8. I capi di stato e di governo degli 8 paesi più industrializzati del mondo si troveranno nel capoluogo ligure per imporre le loro decisioni sulle teste di un'umanità che, secondo i loro progetti, dovrebbe subire con passività, rassegnazione o, persino con gioiosa accettazione, i diktat dei potenti in nome del profitto e dell'accumulazione capitalistica. Dietro la mistificatoria propaganda che vorrebbe finita ogni ideologia e soprattutto ogni possibilità di alternativa al sistema sociale presente, si nasconde in realtà una delle epoche ideologiche più totalitarie che siano mai esistite: il capitalismo, nella sua estensione quasi mondiale, si presenta come il migliore ed unico mondo possibile. Un mondo che costringe alla fame interi continenti, dove le guerre diventano "umanitarie", dove anche nei paesi cosiddetti avanzati centinaia di milioni di persone vivono un'esistenza sempre più precaria, dove si internano nei lager migranti colpevoli solo di essere tali, dove si devasta l'ambiente e si avvelena ciò che quotidianamente mangiamo. Ma se così è, la semplice denuncia e il lamento non bastano. I movimenti e le lotte che quotidianamente si oppongono ai tiranni della terra e che vedono in piazza milioni di uomini e di donne dimostrano con forza che un altro mondo è possibile.
Anche noi andremo a dirlo a Genova a partire da questi tre terreni di lotta che ci vedono impegnati nei nostri territori: il lavoro, per il diritto al reddito lavoro/non lavoro, contro le vecchie e nuove forme di sfruttamento, la flessibilità imposta e la precarizzazione; l'immigrazione, per la libertà di circolazione e la parificazione dei diritti per tutti/e; l'ambiente, contro la devastazione e l'inquinamento dei territori, dell'acqua, dell'aria e degli alimenti, contro i brevetti delle forme di vita e le manipolazioni genetiche a beneficio delle multinazionali.
A questi terreni di lotta va aggiunto il contrasto alla GUERRA. Che dopo il Golfo e l'aggressione NATO ai Balcani č divenuta lo strumento abituale del Capitalismo nella risoluzione delle controversie internazionali. L'avvento di Bush sta gia scatenando nel mondo proteste le pių diffuse, per via del riarmo convenzionale e stellare, per la neo guerra fredda alla Cina, l'impulso dato alla devastazione dell'ecosistema con il ritorno al nucleare, al carbone e a tecnologie le pių inquinanti. La sua presenza dominante al G8, sta imponendo la militarizzazione di Genova e la probabile chiusura delle frontiere nel tentativo di impedire la contestazione di massa.
Per questo crediamo possibile e necessario costruire una grande mobilitazione a partire dalla realizzazione di una rete di tutte le realtà antagoniste e autorganizzate, con tutte le diverse espressioni di un movimento nazionale e internazionale che ha nell'anticapitalismo il proprio minimo comun denominatore. Per la costruzione dal basso di una reale e radicale alternativa allo stato di cose presente, rifiutando la subalternità all'illusoria alternanza fra differenti forme, di destra o di "sinistra", di gestione dello stesso sistema sociale.
Spetta a noi fare in modo che la mobilitazione contro il G8, dal punto di vista antagonista e delle lotte, sia legata a un filo rosso di continuità con le grosse manifestazioni che, da Seattle a Praga, da Nizza a Quebec City, hanno riempito di inquietanti fantasmi i fino allora relativamente tranquilli incontri dei signori del globo. In particolare, in Italia, la mobilitazione di Napoli contro il terzo Global Forum ha rappresentato un momento importante per il movimento contro la globalizzazione capitalistica; ha saputo, attraverso una capillare preparazione e il radicamento in una situazione sociale di conflittualità diffusa, portare in piazza 40.000 persone, riuscendo a coniugare la costruzione di un appuntamento di massa, la radicalità dei contenuti e l'incisività delle forme di lotta. Da Palermo a Napoli, disoccupati e precari autorganizzati del "Sud Ribelle" parteciperanno con forza alle mobilitazioni genovesi contro il G8 e, insieme ai senza lavoro di tutta Europa, rivendicheranno di fronte ai padroni del mondo il diritto al reddito o al salario garantito.
Dopo il marzo napoletano, in vista del G8, è quindi importante rafforzare un livello di dibattito permanente e di coordinamento tra le varie realtà. Sarà inoltre importante essere presenti alle grosse scadenze europee dei prossimi mesi (Salisburgo, Barcellona, Goteborg), opponendo alla globalizzazione capitalistica una reale internazionalizzazione delle lotte. In continuità con Porto Alegre è importante lottare e sostenere i lavoratori coreani nella battaglia contro la Daewoo, i Sem Terra contro i latifondisti, il popolo palestinese contro l'oppressore sionista, il popolo Kurdo e basco in lotta per la propria liberazione, i combattenti colombiani e la lotta zapatista in Chiapas. Facciamo dunque un appello a tutte le realtà di movimento (dai centri sociali al mondo dell'autorganizzazione, dai comitati antirazzisti e di immigrati a quelli contro le produzioni di morte, dai collettivi femministi a quelli antimperialisti ecc.), nella pluralità dei contenuti, in totale conflittualità nei confronti del G8 e del capitalismo, a costruire insieme l'appuntamento di luglio a Genova. In preparazione di questo appuntamento ci proponiamo, infine, di costruire dei coordinamenti territoriali e regionali che abbiano lo stesso nome della rete nazionale.