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Fascisti e mafia: il Solito Porcaio all' Italiana

Nicola Di Girolamo

Gennaro Mokbel (a destra) con il

presunto boss della 'ndrangheta

Franco Pugliese

Silvio Scaglia

Stefano Andrini

C'è una galassia nera che ruota attorno agli affari oscuri del senatore Nicola di Girolamo,

alla truffa da 2 miliardi delle compagnie di telefonia e al riciclaggio di capitali dell 'ndrangheta.

Imprenditori, manager e avvocati con alle spalle una militanza nelle file dell'estrema destra

e un presente "ripulito" grazie alle amicizie nel Popolo della Libertà, vicine al sindaco Gianni Alemanno,

e sponsor di Renata Polverini nelle regionali nel Lazio...

 

C'è innanzitutto Gennaro Mokbel, 50 anni, imprenditore della Camilluccia "già esponente dell'organizzazione eversiva di destra Terza Posizione" amico degli ex Nar, Francesco Mambro e Giusva Fioravanti. Tra le sue vecchie frequentazioni figura Antonio D'Inzillo, killer della Banda della Magliana e dei Nar. Per gli inquirenti è la mente dell'organizzazione criminale. Di lui, i pm dell'Antimafia Giancarlo Capaldo, Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti ne sottolineano la "straordinaria capacità di proporsi nei circuiti legali dell'economia con interessi nel settore dei diamanti estratti in Uganda".

Con le sue società produce i film del regista Stefano Calvagna e promuove i match del pugile Vincenzo Cantatore. Qualcuno giura di averlo visto in compagnia dell'ex avvocato di Berlusconi, Cesare Previti. I pm scrivono che Mokbel vanta di "disporre di finanzieri "affittati" e di essere stato "braccio destro" del generale della finanza Francesco Cerretta, consulente della commissione Telekom Serbia".

Il presente di Gennaro Mokbel lo vede al fianco del senatore Di Girolamo. È lui a reclutare i voti dei calabresi in Germania vicini ai clan di Fabrizio Arena e Franco Pugliese. Una persona di sua fiducia con cui fa affari è Paolo Colosimo, avvocato vicino alla destra, difensore di Niccolò Accame, figlio dell'ex deputato Falco ed ex portavoce di Francesco Storace, nel processo Laziogate. Anche per Colosimo, ex legale anche dell'immobiliarista Danilo Coppola, viene chiesto l'arresto.


Ma Mokbel conosce molto bene anche Stefano Andrini, manager dell'Ama sotto la giunta Alemanno, con un passato pesante di picchiatore. Nel 2006, un'informativa della Digos sugli "Irriducibili" della Lazio se ne occupa perché è lui a registrare il sito del gruppo di ultrà formato da tanti militanti di Forza Nuova. "Andrini è conosciuto per la sua pregressa appartenenza - scrive la Digos - ai gruppi d'estrema destra "Movimento Politico Occidentale" e "Alternativa Nazionale Popolare"".

Nel '94 era stato arrestato per l'aggressione ad alcuni studenti di sinistra alla Sapienza. E 4 anni prima aveva ridotto in fin di vita due ragazzi al cinema Capranica. Fuggito in Svezia, era stato poi condannato a 4 anni per tentato omicidio. La svolta avviene nel 2008: Andrini è l'uomo che fa eleggere l'avvocato Di Girolamo, nella liste di Berlusconi in Senato, con i voti degli italiani all'estero. Secondo i pm Andrini e Gianluigi Ferretti, ex segretario dell'onorevole Mirko Tremaglia, sono proprio quelli che con Mokbel scelgono Bruxelles come residenza fittizia di Di Girolamo. Andrini, firma la dichiarazione al consolato di Bruxelles che attesta la residenza di Di Girolamo in Belgio. Nessuno controlla: il console è un suo amico. La truffa viene scoperta dai pm di Roma che chiedono invano l'arresto del neosenatore.

Il 20 ottobre 2008 la Giunta delle Elezioni ordina l'annullamento della nomina. Ma la decisione è sospesa grazie all'intervento del senatore del Pdl, Andrea Augello, uomo ombra delle politiche del Campidoglio ora grande sponsor di Renata Polverini. Nel 2009 Andrini diventa ad di Ama servizi. La nomina scatena polemiche. A sua difesa si schiera il sindaco Alemanno che ieri lo ringrazia "per la sua sensibilità" quando rassegna le dimissioni.

 

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Nicola Di Girolamo

Nelle elezioni del 2008 si candida per il Popolo della Libertà nella circoscrizione estero dove viene eletto con oltre 25.000 preferenze.

Successivamente all'elezione Raffaele Fantetti, il primo dei non eletti nella circoscrizione esteri Europa, propone un ricorso alla Giunta delle Elezioni del Senato sostenendo che Di Girolamo non risulterebbe, all'atto della candidatura, residente all'estero, come previsto dalla legge Tremaglia.

Sul presupposto della mancanza dei requisiti per l'elezione, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha chiesto per Di Girolamo gli arresti domiciliari con le accuse di aver attentato ai diritti politici dei cittadini, falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla sua identità, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici determinata dall'altrui inganno, concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali, false dichiarazioni sulle sue generalità.

Secondo il GIP, Di Girolamo "ha dichiarato falsamente di essere residente in Belgio, nel Comune di Etterbeek, Avenue de Tervueren n. 143. Tale affermazione, si è subito rivelata falsa in quanto, tra l’altro, nel territorio del Comune di Etterbeek non esiste alcuna Avenue de Tervueren n. 143. Il Di Girolamo risultava assolutamente sconosciuto all’anagrafe belga". In Avenue de Tervueren 143, nel comune belga di Woluwe Saint Pierre, periferia di Bruxelles, abita invece Oronzo Cilli[4]. Quasi due anni dopo si apprenderà che l'ambasciatore d'Italia a Bruxelles Siggia "sarebbe stato uno dei principali «contatti» che a Bruxelles avrebbero aiutato Di Girolamo a ottenere una finta residenza, e quindi il via libera per candidarsi in un collegio elettorale all'estero".

Nel settembre 2008, il Senato non concede, però, l'autorizzazione all'arresto.

 

Il 23 febbraio 2010 viene richiesto l'arresto di Nicola di Girolamo nell'ambito di una inchiesta sul riciclaggio di capitali della 'Ndrangheta. Le accuse mosse al senatore del PDL sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illeciti, nonché la violazione della legge elettorale con l'aggravante mafiosa.

Di Girolamo é accusato di aver partecipato ad un sodalizio criminale che, tra il 2003 e il 2006, avrebbe riciclato oltre 2 miliardi di euro. Inoltre, la sua elezione nel collegio estero di Stoccarda sarebbe stata favorita da un broglio elettorale realizzato dalla famiglia Arena, della 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. La 'ndrangheta avrebbe acquistato numerose schede elettorali tra gli immigrati calabresi a Stoccarda, apponendo sulle schede il voto per Di Girolamo.

L'accusa su basa sulle telefonate intercettate tra il senatore e Gennaro Mokbel, un uomo legato ad Antonio D’Inzillo, considerato l’omicida del boss della Magliana Enrico De Pedis.

Vengono anche pubblicate delle foto che ritraggono il senatore con il boss della 'Ndrangheta Franco Pugliese.

Dopo che a Bruxelles il presidente della Camera Gianfranco Fini dichiara il 25 febbraio che, se fosse senatore, voterebbe per la concessione dell'arresto, il 26 febbraio il presidente del Senato, Renato Schifani, esprime l'opinione che si debba procedere all'annullamento dell'elezione
l 1° marzo 2010 Di Girolamo ha presentato le dimissioni da senatore con una lettera al presidente Renato Schifani.

L'Aula di palazzo Madama, il 3 marzo 2010, ha accolto le dimissioni presentate dal senatore, con 259 voti favorevoli, 16 contrari e 12 astensioni. Tutti i gruppi parlamentari avevano dichiarato di votare a favore dell'accoglimento delle dimissioni, ma, nel voto segreto, non tutti i senatori hanno seguito le indicazioni del partito. In tale frangente, Di Girolamo ha ricevuto gli applausi e la solidarietà dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord e dei senatori Pinzger, Thaler Ausserhofer, Galperti e Paolo Rossi.

Nella serata dello stesso giorno della decadenza dal seggio Di Girolamo si è costituito presso una caserma dei Carabinieri di Roma ed è stato condotto in carcere, a Rebibbia.

Nel processo per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di ingenti somme di danaro effettuato a livello internazionale e violazione della legge elettorale e di scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso, si fa assistere dagli avvocati Carlo Taormina e Pierpaolo Dell'Anno. Nel primo interrogatorio di garanzia, svoltosi dinanzi al GIP nel carcere di Regina Coeli, s'è avvalso della facoltà di non rispondere.

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ROMA - "Rideva, rideva... Era proprio contento, contentissimo... Io gli ho fatto vedere pure le immagini (delle schede elettorali "votate"; ndr).... Era felicissimo". È Nicola Di Girolamo, detto Nic, così come esce dalla descrizione di Roberto Marcori e Gennaro Mokbel che il 9 aprile 2008, al telefono, raccontano dei "voti" procurati ad arte per il loro sodale che è già entrato nei panni di senatore della Repubblica italiana, "eletto" nella circoscrizione Estero, con anticipo di qualche giorno sui risultati dei voti in Italia. È quanto emerge dalle carte dell'inchiesta che ha travolto l'ex senatore Pdl, e due società come Telecom e Fastweb.

Le schede elettorali portate con il furgoncino. È il 7 aprile 2008 quando Gennaro Mokbel, grande sostenitore di Di Girolamo, chiama Roberto Marcori (che si autodefinisce "rappresentante del senatore" in un incontro "con l'onorevole Romagnoli"). Marcori riferisce che "uno è arrivato con un furgone che gli ha portato 320 schede elettorali". Ed è proprio Marcori il trait d'union tra Mokbel al vertice dell'organizzazione elettorale pro Di Girolamo, e gli italiani in Germania, aiutato in questo compito da Giovanni Gabriele, domiciliato a Stoccarda e da altri calabresi. Molti di questi, per gli inquirenti, "fanno parte dell'entourage delinquenziale".

I ringraziamenti del "senatore" e i 2 mila euro per il "lavoro". In una conversazione del 10 aprile 2008, Marcori chiama Gabriele e gli passa Di Girolamo che lo ringrazia per il "lavoro". Marcori lo informa di aver fatto delle foto al Consolato e che quasi sicuramente il suo interlocutore diventerà senatore: "Ieri notte siamo andqati al consolato e abbiamo fatto l'ultimo sforzo fino a fotografare l'evento. Comunque, qua l'aspettano". Di Girolamo conferma e annuncia che presto andrà in Germania per ringraziare. Quindi Marcori chiede i dati anagrafici di Gabriele per spedirgli 2 mila euro.

La telefonata con il capo clan. Marcori il 12 aprile chiama Gabriele e gli passa Franco Pugliese, riferimento della 'ndrangheta in Germania. Questo manifesta la gratitudine sua e degli "amici": "Ti ringrazio io, il senatore che è qui presente, l'avvocato Paolo Colosimo e tutti gli amici... Grazie veramente per quello che hai fatto". Poi Pugliese passa il telefono a Di Girolamo che dopo averlo ringraziato gli promette di andarlo a trovare in Germania "in qualità di neoeletto". La conferma dei risultati elettorali arriva il 16 aprile. Colosimo si congratula con Di Girolamo e chiede se può avvisare i loro "amici".

Mokbel, Di Girolamo e l'eversione di destra. I magistrati romani dedicano centinaia di pagine ai rapporti di Gennaro Mokbel con esponenti dell'estremismo di destra. Sono decine le telefonate intercettate tra la coppia e i notissimi Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. Il 3 luglio 2007 Giorgia Ricci riceve una telefonata dalla Mambro, che chiede informazioni sul tesseramento per l'adesione ad Alleanza federalista, il progetto politico di Mokbel. Mambro: "Ma i miei parenti li volete?". Ricci: "Perché no?".

I rapporti tra Focarelli e Cable&Wireless. Da una telefonata dell'11 gennaio 2007 tra Carlo Focarelli, considerato dagli inquirenti la mente finanziaria della truffa al Fisco, e una donna inglese, tale Janet, emergerebbe un accordo tra le società di Focarelli e la stessa Cable & Wireless, guidata fino al 2006 da Francesco Caio, già manager di Omnitel insieme con Silvio Scaglia. Janet: "Abbiamo ricevuto una lettera da Kislos... ". Focarelli: "Sì quella lettera in realtà non diceva niente, o quasi niente. Quello che voglio sapere è se questo è permesso dall'accordo". Janet: "Va bene". Focarelli: "Quello che vorrei sapere è prima di tutto, questo è certo, se noi annulleremo l'accordo con loro, e se interromperemo l'acquisto del traffico". Janet: "Giusto". Focarelli"Nonostante ciò, quello che vorrei fare, perché lui mi ha telefonato appena prima di Natale, dicendo che Cable&Wireless ha deciso di togliere dal mercato "Santilina". Ora questo mi sembra una gran cavolata, va bene? È una presunzione".

I soldi del riciclaggio ai dirigenti Fastweb. Le indagini hanno permesso di ricostruire il passaggio di fondi provenienti dal riciclaggio dell'operazione Phuncard sui conti personali di una banca a Hong Kong intestati a Bruno Zito (ex responsabile ufficio marketing di Fastweb) e al suo collaboratore Giuseppe Crudele. A disporre la dazione che gli inquirenti definiscono come "compensi per la frode fiscale" è Carlo Focarelli, che gira sui conti della Standard Chartered nell'ex-colonia britannica 900mila euro a testa il 25 luglio 2006, assieme ad altri pagamenti fino a un massimo di 4,1 milioni disposti a ottobre dello stesso anno. Allo stato delle attuali consulenze investigative, sottolineano le carte dei Ros, "non sono emersi bonifici bancari riconducibili a soggetti di Telecom Italia Sparkle".

I rapporti tra Mockbel e Coppola. Dalle carte dell'inchiesta emergono anche "non meglio definiti" - come scrive il Ros - rapporti tra Gennaro Mockbel e l'immobiliarista Danilo Coppola. La conoscenza tra i due è provata dalle parole di Roberto Macori, braccio destro di Mockbel che il 23 marzo 2007, giorno in cui Coppola ha cercato di suicidarsi in carcere, scherza al telefono con Paul Colosimo, il suo legale: "Ahh senti un'altra cosa... - dice - io c'ho Rh positivo e c'ho pure la tessera dell'Avis, se serve la donazione per quell'amico nostro". I rapporti però, dicono le carte, andrebbero oltre la pura conoscenza. A confermarlo è lo stesso Mockbel al telefono con l'ex senatore Nicola Di Girolamo, che ha assistito sia lui che Coppola in un complesso contenzioso fiscale con Equitalia Gerit. "Ma che sta a combinà? - chiede all'avvocato riferendosi all'immobiliarista - . Lo voglio capì pure io scusa, visto che a quello gli ho dato, cioè c'ho rimesso dei soldi. .. c'ho fatto rimette tempo a quello che sta con me... Ohu! Io con questa storia non voglio avere più un cazzo a che fare proprio!". Quanto emerge dalle conversazioni sopra riportate - scrivono i Ros - e dalla rocambolesca soluzione dei loro guai con l'erario "seppure non evidenzi sufficienti elementi per comprendere i possibili intrecci economici tra i due, fa emergere ancora una volta il grado di infiltrazione dell'organizzazione indagata nella pubblica amministrazione".

Scaglia dai pm. 13 marzo 2007, Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb e numero uno dell'azienda venne convocato per la prima volta dai pm. È indagato. Scaglia nega di conoscere uno dei promotori della frode (Carlo Focarelli), ma mostra di conoscere benissimo sia la società che proponeva l'affare (Cmc) sia il modo in cui funzionava. "Il tema Focarelli non è mai esistito per me o per Fastweb in generale", mette a verbale Scaglia. "La domanda fondamentale è, ma ci guadagniamo veramente o no. E anche qui eravamo un po' al limite. Nel senso che era un business dove noi all'inizio pagavamo per ogni 100 lire, 100 più Iva e incassavamo 100 più 7 di margine, andando a credito di Iva. Il vero tema era: ce la faremo a recuperare l'Iva in tempi coerenti con il margine?". A un certo punto Scaglia decide di chiudere il business perché era diventato finanziariamente pericoloso. Per evitare che il fatturato esplodesse, visto che i ricavi reali erano enormi rispetto al fatturato di Fastweb si decise anche di cambiare il contratto e fare un mandato di rappresentanza, per cui venivano iscritti a bilancio solo i margini e non i ricavi interi. "In base alla ricostruzione di allora era un business reale ed esistente".

La denuncia di Parisi. Dopo l'uscita dell'articolo di Repubblica, l'ad di Fastweb, Stefano Parisi, denuncia alla Consob e alla procura di Milano manovre speculative sul titolo. "Appare evidente - scriveva nella missiva Parisi - che qualcuno si sta avvalendo di tali artifici nell'ottica di un'operazione di rastrellamento". Nella lettera, Parisi sottolineava che Fastweb era coinvolta "solo in via marginale" nell'inchiesta.

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le dimissioni di Stefano Andrini sembrano un bluff. L'intimo e sodale amico di Di Girolamo, Mokbel e del sindaco Alemanno si è sì dimesso da Ad di Ama Servizi, ma a quanto risulta è ancora in ruolo e stipendiato all'Ama con una retribuzione da dirigente. Alemanno è stato invitato varie volte a riferire in Consiglio Comunale sulla vicenda Andrini. Ma non lo ha ancora fatto, probabilmente perché travolto dalle vicende delle liste del Pdl che gli stanno togliendo il sonno. .

la precisazione della società. "In relazione alle notizie apparse su alcune agenzie di stampa - si legge in una nota - Ama spa precisa che allo stato attuale a carico del proprio dipendente Stefano Andrini non risulta nulla di penalmente rilevante. Andrini, che si è dimesso spontaneamente dalla carica di amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali (per la quale non percepiva alcuna indennità aggiuntiva) continua dunque a svolgere il proprio lavoro come dipendente di Ama spa e per questo continua a percepire un regolare stipendio".