LABORATORI DI SOCIETA' #2

Editoriale.Zip!
Marco Revelli su Torino
Tute Bianche
Reddito di cittadinanza
Carta di Milano
Immaterial Workers


 



 

Editoriale.Zip!

1. Qualcosa, finalmente, sembra muoversi. Ed è un bene. Alcune centinaia di tute bianche si aggirano per l’Italia, a segnare il riemergere delle rivendicazione di chi è costretto all’invisibilità sociale. Sempre più spesso sbucano improvvise, non invitate, a rendere visibile ciò che non si vuole vedere: che la ricchezza sociale oggi è molto mal distribuita, che c’è chi rivendica diritti, che lotta contro vecchie e nuove forme di precarietà. Ma non basta: si susseguono ormai le manifestazioni che assumono la dimensione europea come l’orizzonte minimo della pratica politica anche dei movimenti radicalmente antagonisti all’esistente: dopo la marcia contro la precarietà di Amsterdam, siamo stati a Valona, in Albania, per il diritto alla libera circolazione delle persone e già si preannunciano manifestazioni primaverili a Strasburgo e a Colonia. Treni gratuiti che attraversano l’Europa individuando i nuovi centri dei poteri forti, intessendo una rete di un’Europa sociale alternativa e diversa da quella monetarista dell’Euro e di quella dei muri contro gli stranieri di Schengen. E poi dopo anni di frantumazione, di chiusura, di autoghettizzazione, assistiamo a processi di riaggregazione all’interno di un’area radicale e antagonista a cui apparteniamo, alla focalizzazione di alcuni terreni di conflitto, come la questione del reddito di cittadinanza.

2. Anche a Torino qualcosa si muove: per la prima volta da anni siamo riusciti a costruire un ambito politico in cui discutere della questione immigrazione, a partire dalla campagna per la chiusura del centro di detenzione per immigrati clandestini di Corso Brunelleschi. Abbiamo preso parte a quella battaglia di civiltà che è stata la difesa del campo nomadi di via Cuneo (e per una città come Torino, dove si ama passare dall’emergenza immigrazione a San Salvario a quella ai Murazzi o a Porta Palazzo, e dove l’unica voce accettata sulla questione immigrati ad oggi è stata quella dei Comitati spontanei è già un bel risultato). Ci siamo stanziati all’Università. Stiamo lavorando all’apertura di Corso Brescia.
Certo non possiamo fare a meno di dire che siamo veramente stanchi di quello che è stato definito il “clima velenoso” di Torino, e di riflettere quando Marco Revelli scrive su Carta che a Torino <tutto quello che è sopravvissuto socialmente e politicamente è fragile, peggiore che nel resto d’Italia… oggi il ceto politico è il peggiore d’Italia, la sinistra è la peggiore d’Italia, i centri sociali sono per certi versi i peggiori d’Italia>.
E’ vero, ed è di questo che siamo stanchi e però siamo convinti che si possa cambiare

3. I testi che abbiamo riunito in questo secondo numero di Laboratori di società sono documenti apparsi in Internet o sul Manifesto, quindi niente di nuovo in realtà. Però riteniamo che siano testi importanti, sui quali fermarsi a riflettere, da non dimenticare subito. Testi che non necessariamente condividiamo fino in fondo, ma che sono stimolanti, indicano possibili percorsi, linee di fuga. Fanno parte di quel cammino avviato nella riformulazione di un progetto che vuole superare le miserie dell’esistente, ma anche le secche teoriche e gli errori commessi nella nostra storia. Per noi porre nuovamente, all’inizio del nuovo millennio, la questione di una più giusta ridistribuzione della ricchezza sociale, cioè di quella ricchezza prodotta da tutti, è la strada fondamentale da imboccare: quindi la lotta per un reddito di cittadinanza contro la precarietà, ma anche la dilatazione dei diritti civili, sociali, comunicativi, per la libera circolazione delle persone e dei saperi, per la riduzione reale dell’orario di lavoro. Ma è anche importante andare al di là di parole d’ordine ormai inesorabilmente datate, ripetute stancamente in cortei sempre più piccoli: non si lotta contro la scuola privata confessionale difendendo la scuola statale e ministeriale, ma ponendo il problema di una dimensione pubblica, ma non statale della scuola, come della sanità, dell’assistenza. Contro statalismo e neoliberismo, per un ampliamento della sfera pubblica non statale, questo è il  nostro orizzonte. Come non si può essere contro l’Euro e contro il federalismo, per scoprirsi di fatto difensori della Patria unita insieme a Scalfaro: noi siamo decisamente per l’Europa sociale come orizzonte minimo del nostro essere cosmopoliti, abitatori del mondo.
Con tutti i dubbi e con tutte le attenzioni del caso, siamo convinti che queste letture ci possano aiutare in questo percorso.

PuntoZip!

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