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- Aggressione omofoba a Pescara. Ragazzo gay assalito da un branco di sette persone
- Palermo, spedizione razzista contro bengalesi in un negozio etnico: 11 persone arrestate
- Potenza, aggredita in strada perché lesbica: «Le persone come te devono morire»
- Ballerino aggredito perché gay a Altopascio, braccio rotto all'amica che lo difende
- Firenze, studente di 26 anni preso a calci e pugni perché gay
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ARCHIVIO REGIONI

documentazione Documenti e Approfondimenti
20.06.21 “Fascisti”, l’eterna scorciatoia di usare il termine sbagliato: da Trump a Salvini. “Veri rischi? Leader democratici senza ideali”
1.05.21 Fascisti su Marche: così la Regione diventa laboratorio della nuova destra
7.04.21 Per i Servizi tedeschi l'Afd è un partito di "estrema destra" da sorvegliare
31.03.21 L'eroe Mussolini e gli immigrati assassini: i fascio-fumetti invadono le scuole
1.03.21 Argentina Voli della morte
12.02.21 Bugie contro Falcone sul delitto Mattarella: il neofascista Fioravanti torna sotto accusa
7.02.21 Dalla difesa della razza all’apologia del fascismo le Marche laboratorio della destra più nera
23.01.21 Neonazisti. Gruppi armati sono presenti anche in Italia
23.01.21 Il delirio del suprematista di Savona: “Hitler come Cristo guida luce”. La missione di una guerra la razziale “contro negri e degenerati”
19.12.20 Casapound: convegni, nuovi slogan e alleanze elettorali. L'idillio tricolore tra la "tartaruga nera" e Meloni
19.12.20 L'ultradestra torna a casa: abbandona Salvini e abbraccia Fratelli d'Italia
12.12.20 Report: Cinque sfumature di nero 07/12/2020
10.12.20 Anastasia, la setta bio-nazista che spaventa la Germania dalla nostra corrispondente
3.12.20 I vecchi mostri La destra estrema è qui per restare, ma non si deve smettere di combatterla
12.11.20 Neonazisti, franchisti e ultradestra: la rete fascista che cavalca le proteste in tutta Europa
9.11.20 Stati Uniti, i 940 "gruppi d'odio" che mettono in stato d'allerta l'Fbi dopo la sconfitta di Trump
8.11.20 Chi c’è dietro il gruppo di Giorgia Meloni
6.11.20 Covid, se l’ultra destra arruola negazionisti e capi delle proteste
27.10.20 Sicilia: Galassia nera, ultrà e capipopolo: ecco chi soffia sul fuoco dell’ira
21.10.20 Il popolo no mask che nasconde l’ultradestra
19.09.20 Ultras Lazio, la sede di Diabolik sarà sgomberata, il cerchio sulla morte si stringe
2.09.20 Fascisti, no-vax e complottisti di QAnon: chi sono i negazionisti in piazza il 5 settembre
28.08.20 Ribelli, mercenari e faccendieri: l’italiano Elio Ciolini alla conquista del Centrafrica
24.06.20 Il "modello" Vicenza, dove neofascisti ed estremisti siedono al Palazzo
23.06.20 Toh, l'interesse dei neofascisti di CasaPound per la periferia era solo un bluff in favore di tv

La mappa geografica delle aggressioni fasciste:
superato il milione di accessi"

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio - a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 14.02.21
Il Comune ha sfregiato Genova antifascista
·
Memoria storica. Equiparando antifascismo ed anticomunismo la mozione approvata, senza voti contrari, dal consiglio comunale ferisce una città medaglia d’oro della Resistenza e la sua storia

12.2.2021

La mozione che equipara antifascismo ed anticomunismo approvata, senza voti contrari, dal consiglio comunale di Genova città medaglia d’oro della Resistenza, non è il primo sfregio alla storia; rischia di non essere l’ultimo; viene da lontano.

Quel documento segna un nuovo atto di istituzionalizzazione e sistematizzazione di un fenomeno, prima carsico poi tracimante, proprio della società contemporanea: il populismo storico. Esso si configura come «malattia estrema» del revisionismo ed è in grado di esprimere una sua manifestazione a base di massa all’interno della sfera pubblica.

Sul piano comunicativo la prassi del populismo storico si nutre di un rapporto di reciproca influenza con quella parte della società tanto spuria e variegata, sul piano sociale e politico, quanto convergente e coesa in ordine all’estraneità culturale e valoriale rispetto al portato storico antifascista.

Il populismo storico muove la propria azione dall’alto verso il basso e attiva una meccanica di ricezione e «ritorno» presso l’opinione pubblica di forte impatto mediatico e diffusivo.

L’uso politico della storia che lo contraddistingue si caratterizza come torsione della conoscenza e viene utilizzato come forma di regolazione e controllo selettivo della memoria finalizzata al governo del presente.

Espressione istituzionale al più alto livello di tale fenomeno è stata la risoluzione europea del 19 settembre 2019. Quel documento (voluto da Polonia e Ungheria) con il voto di 535 deputati, compreso l’intero Pd eccezion fatta per tre dei suoi eletti, ha equiparato nazismo e comunismo accomunandoli sotto la categoria politologica del totalitarismo di arendtiana memoria.

Il precipitato storico e politico conseguente di questo indirizzo non può non minare alla base le fondamenta valoriali e costituzionali delle stesse democrazie europee, nate dalle ceneri di quella guerra nazifascista combattuta e vinta da una Resistenza composta in larga parte da donne e uomini militanti dei partiti comunisti clandestini del continente e sostenuti dalle forze dell’Armata Rossa che liberava i territori occupati dai nazifascisti ponendo fine alla guerra totale e liberando i sopravvissuti dai campi di sterminio come Auschwitz: «la prima pattuglia russa -scrive Primo Levi- giunse in vista del campo verso mezzogiorno del 27 gennaio 1945 erano quattro giovani soldati quattro uomini armati, ma non contro di noi; quattro messaggeri di pace».

Il rapporto tra le istanze del populismo storico espresse dall’alto e la base di massa destinataria del messaggio si caratterizza per un’intrinseca natura di subordinazione e tradisce, ancora una volta, la presenza del «sovversivismo delle classi dirigenti» indicato da Gramsci.

L’associazione di idee nazifascismo/comunismo diviene così un tratto caratteristico della narrazione controfattuale del populismo storico che sostituisce un preciso significato di valore all’oggetto dell’analisi degli eventi e si manifesta come elemento di superficie che trae forza non dal sapere scientifico ma dall’assonanza al «senso comune» su cui poggia.

I suoi promotori lo presentano come liberazione dalla cosiddetta «storia ufficiale» (ovvero l’esercizio metodologico-scientifico della disciplina) e tuttavia il populismo storico ricava le proprie istanze da armamentari ideologici da sempre presenti in seno alle componenti sociali ostili all’impianto valoriale antifascista emerso con la fine della seconda guerra mondiale.

È in questo quadro che il comune di Genova ha scelto di sfregiare le figure dei suoi figli migliori, divenuti nel corso della storia madri e padri della Costituzione e della Repubblica: da Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente, a Teresa Mattei, la più giovane deputata eletta nel 1946, fino a Palmiro Togliatti.

Tutto senza che nessuno nell’aula del consiglio comunale abbia avuto la dignità di opporre il suo no.

Sappiamo però che Genova rappresenta nella storia del Paese qualcosa di infinitamente più grande di questa miseria. La resa della Wehrmacht tedesca firmata dai generali nazisti davanti a Remo Scappini, presidente del CLN della Liguria operaio e comunista; le giornate del luglio 1960 che impedirono il ritorno dei neofascisti al governo; la classe operaia genovese ed i suoi «camalli»; la protezione della città e le porte aperte ai manifestanti nelle giornate del G8 del 2001.

Da questo patrimonio di storia e di cultura la città potrà sempre attingere per cucire la ferita inferta dal voto della destra dei populismi e dall’astensione degli altri, gli «indifferenti».

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