pubblicato il 15.01.26
Chat con insulti razzisti a Osimhen nel processo per il pestaggio del fotografo Tarallo a 4 di Casa Pound ·
«Negro di m...». In aula stamane ne ha parlato il vicequestore che coordinò le indagini
Insulti razzisti – «negro di me...» - nei confronti di Osimhen, il calciatore nigeriano che ha militato nel Napoli tra il 2020 ed il 2024 e che con la squadra partenopea ha vinto uno scudetto. C’è anche questo nelle carte del processo per l’aggressione a Roberto Tarallo, il fotografo che fu aggredito al Vomero nell’ottobre 2023. Per quella vicenda sono a giudizio 4 persone: i fratelli gemelli Vittorio e Roberto Acuto, Paolo Primerano, l’ucraino Taras Buha. Tutti riconducibili alla organizzazione di estrema destra Casa Pound.
Vittorio Acuto, Paolo Primerano e Taras Buha sono accusati di avere malmenato Tarallo per portargli via un giubbotto con una spilla antifascista. Roberto Acuto risponde della sola sottrazione del giubbotto. A tutti è contestata l’aggravante dell’avere agito «per finalità di discriminazione nazionalista ed al fine di avvantaggiare il movimento politico neofascista Casa Pound».
Questa mattina il Vice Questore Manuela Scotto di Tella, che nel 2023 era in forza alla Digos e coordinò le indagini, è stata sentita in aula. Ha fatto riferimento alla chat, che era amministrata da Vittorio Acuto ed è tra i materiali visionati e sequestrati dagli inquirenti sugli smartphone degli imputati e nelle abitazioni degli stessi. Materiali i quali – ha detto – sono riconducibili ad una ideologia di stampo neofascista.
Dalle chat è emerso anche che la sera in cui avvenne l’aggressione era stato convocato un raduno nella zona di Castel Sant’Elmo da parte degli ultras del Napoli, in particolare di quelli del gruppo Rione Sanità. Uno di questi ultras, secondo la ricostruzione degli inquirenti, era l’intestatario del motorino immortalato dalle telecamere mentre transitava in piazza Vanvitelli e che avrebbe avuto come passeggero Paolo Primerano, uno degli imputati.
Nel corso della udienza è stato ascoltato anche il funzionario della Digos Ciro Adinolfi, il quale nella immediatezza dei fatti, poco dopo la denuncia di Tarallo, effettuò i rilevamenti sulle telecamere delle strade del Vomero. Altre telecamere in via Bonito – quelle di una gioielleria e di un negozio di dolci - secondo la ricostruzione degli inquirenti ripresero i fratelli Acuto, Primerano e l’ultras proprietario del motorino, che non è imputato, mentre percorrevano a piedi via Bonito, in prossimità delle scalinate dove poi fu aggredito Tarallo, che era in compagnia di un amico. Due sullo stesso lato della strada, ma alle spalle del fotografo. Due sul lato opposto. Buha, secondo la tesi degli inquirenti, che i suoi difensori contestano, avrebbe partecipato anch’egli all’aggressione dopo avere raggiunto i due fratelli Acuto e Primerano a bordo di una moto. Quella sera sarebbe stato, prima dei fatti oggetto del processo, in un pub a poca distanza dalla zona di San Martino. Non ci sono peraltro telecamere che lo inquadrano in via Bonito.
A conclusione della udienza i difensori degli imputati – in aula erano presenti solo i due fratelli Acuto e c’era pure Roberto Tarallo – hanno anticipato che presenteranno opposizione rispetto all’acquisizione delle chat telefoniche. Prossima udienza il 2 marzo ed in quella circostanza dovrebbe essere ascoltata anche la signora che abita nella zona di via Morghen e che la sera dell’aggressione assistette a parte del pestaggio e contattò la polizia.
https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_14/una-chat-con-insulti-razzisti-a-osimhen-tra-le-carte-del-processo-per-il-pestaggio-del-fotografo-tarallo-9882a5ce-6be3-4b96-b053-7d408026dxlk.shtml
repressione_F
r_campania
articolo precedente