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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio - a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 23.02.26
Il Charlie Kirk europeo
·
Un’imboscata a Lione

È il 12 febbraio del 2026 quando Rima Hassan, eurodeputata del partito di sinistra La France Insoumise, entra nella facoltà di scienze politiche a Lione per partecipare una conferenza sulle relazioni tra l’Unione Europea e il Medio Oriente.

Mentre all’interno è accolta dagli applausi, all’esterno è in corso la contestazione di un gruppo di attiviste di Némésis.

Questo collettivo femonazionalista, presente anche in Italia, si è fatto notare negli ultimi tempi grazie a contestazioni di grande impatto mediatico, ad una retorica infarcita di disinformazione razzista, e soprattutto ai ripetuti attacchi al femminismo di sinistra.

Insieme a loro ci sono decine di militanti neofascisti di Lione e di altre città.
Tra loro ci sono volti noti della scena estremista locale, come Antoine Tignel e Valentin Seddas, e altri meno noti – come il 23enne Quentin Deranque, co-fondatore del gruppuscolo Allobroges Bourgoin.

Secondo varie testimonianze, non sono lì a fare da “servizio d’ordine” alle attiviste di Némésis: sono appostati nei pressi della facoltà alla ricerca di potenziali bersagli di sinistra.

Uno studente diretto alla conferenza ha raccontato alla testata Mediapart di essersi trovato di fronte ai militanti di estrema destra all’uscita di un sottopassaggio ferroviario, a poche centinaia di metri dall’università.

“C’era molta confusione”, ha detto, “ci sono saltati addosso e ci hanno lanciato una torcia o un fumogeno, che ha colpito direttamente in volto uno di noi”.

Anche Le Canard enchaîné conferma questa dinamica. Dai video esaminati, annota la rivista, si nota “un gruppo di esagitati di estrema destra che sembra attendere gli altri all’uscita del ponte ferroviario”.

Si tratta di una pratica abituale dei gruppi neofascisti, a Lione come altrove. La tattica, scrive il sito Contre-Attaque (qui una traduzione in italiano ad opera di DinamoPress), è quella di attaccare di sorpresa persone o gruppi isolati ai margini di eventi militanti. Questa situazione è un dato di fatto per chiunque segue l’estrema destra e conosce il contesto lionese.

Come si vede da varie clip pubblicate online, i neofascisti sono mascherati e armati. Hanno guanti tirapugni, fumogeni, spray al peperoncino e caschi da motociclista.

All’imboscata dei neofascisti rispondono decine di militanti antifascisti che si trovano lì a difesa dell’evento di Hassan.

Gli scontri di strada si protraggono per diversi minuti. Ad avere la peggio è proprio Quentin Deranque, che viene colpito da diverse persone e – sempre sulla base di video ampiamente circolati online – rimane a terra esanime.

Il 23enne viene portato in ospedale con gravi ferite alla testa e muore due giorni dopo.
La procura di Lione apre subito un’inchiesta per lesioni gravissime e associazione per delinquere, poi riqualificata in omicidio volontario.

Tra il 16 e il 17 febbraio vengono arrestate 11 persone, accusate a vario titolo del pestaggio mortale di Deranque.
Tra i fermati spiccano Jacques-Elie Favrot e Adrien Besseyre, entrambi stretti collaboratori del deputato di La France Insoumise Raphaël Arnault. Favrot, in particolare, è il suo assistente parlamentare.

La Jeune Garde e “l’antifascismo di strada”

Tutti e tre hanno fatto parte – i primi due in qualità di membri attivi, e Arnault di co-fondatore – della Jeune Garde Antifasciste, sciolta nel giugno del 2025 con un provvedimento del governo francese (verso il quale è stato presentato ricorso al Consiglio di Stato).

Questa sigla indicava un piccolo gruppo radicale composto da circa duecento persone e nato nel 2018 a Lione in reazione alle violenze del Bastion Social, un movimento neofascista (poi sciolto nel 2019) che si ispirava a CasaPound.

Non è un caso, ovviamente, che la Jeune Garde sia stata fondata a Lione. La terza città francese è storicamente caratterizzata dalla forte presenza di formazioni fasciste e neofasciste, molte delle quali legate a una tradizione cattolica controrivoluzionaria.

Proprio per questo, come ricorda un articolo della testata StreetPress, l’organizzazione di Arnault praticava un “antifascismo di strada” che contemplava l’uso della violenza in funzione di “autodifesa”.

Oltre a ciò, operava come servizio d’ordine per eventi politici e sindacali. Nel 2018, ad esempio, aveva difeso la sede di Lione del Partito Comunista francese, ripetutamente presa di mira dagli estremisti di destra.

I metodi muscolari della Jeune Garde sono stati rivendicati da Arnault, che ha parlato di una riduzione della violenza neofascista a Lione, ma sono stati oggetto di aspre critiche e di alcuni procedimenti giudiziari.

Lo stesso Arnault è stato condannato nel 2022 a quattro mesi di carcere per aver partecipato insieme ad altre persone all’aggressione di un militante neofascista a Lione.

Le polemiche più infuocate in Francia ruotano proprio intorno al coinvolgimento dei membri della Jeune Garde, che implicherebbe una responsabilità politica e morale della France Insoumise.

Il partito è accusato da tutto l’arco parlamentare – dall’estrema destra fino ai socialisti, passando per Renaissance, il partito del presidente Emmanuel Macron – di aver coperto i violenti, di aver estremizzato il dibattito pubblico e di essere una minaccia per la democrazia stessa.

Il ministro dell’interno Laurent Nuñez ha addossato la colpa dell’omicidio di Deranque a tutta “l’estrema sinistra”, mentre il ministro della giustizia Gérald Darmanin ha dichiarato che “l’estrema sinistra uccide”.

Raphaël Glucksmann, leader del partito di centrosinistra Place Publique, ha detto che è “impensabile” per il suo partito pensare di allearsi con la France Insoumise alle prossime elezioni presidenziali del 2027.

Il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella ha addirittura proposto alle altre forze politiche di fare “fronte comune” e di creare un “cordone sanitario” intorno al partito di sinistra – un termine che di solito viene utilizzato per escludere dal governo i partiti che vengono da una tradizione fascista, tra cui lo stesso Rassemblement National.

Dal canto loro, il leader Jean-Luc Mélenchon e i vertici della France Insoumise hanno condannato l’accaduto ma al tempo stesso respinto ogni addebito, denunciando l’esistenza di un doppio standard di valutazione politica.

Nel senso che, quando sono i militanti neofascisti a commettere violenze politiche, i partiti di destra non vengono mai messi sul banco degli imputati con tale intensità.

La “Kirkificazione” di Deranque

L’obiettivo finale di questa polemica, ha sottolineato il politologo Philippe Marlière a Le Monde, è piuttosto chiaro: “assimilare la France Insoumise al terrorismo di estrema sinistra e far uscire dall’arco repubblicano una delle principali organizzazioni di sinistra del paese”.

Per fare ciò, scrive l’economista Frédéric Lordon su Le Monde Diplomatique, occorre anzitutto invertire la realtà politica:
Il problema politico in Francia non è l’inesorabile ascesa del fascismo, ma è la sinistra antifascista. La quale, si dice a mezza voce, potrebbe incarnare il “vero fascismo”. […] Il secondo fascismo storico ha questa particolarità: negare in tutti i modi di essere un fascismo e addossare l’infamia ai propri oppositori.

Poi, naturalmente, occorre rimuovere il contesto di quello che è successo a Lione e – più in generale – il contesto della violenza politica in Francia (che è simile al resto d’Europa).

Secondo il libro Violences politiques en France, pubblicato nel 2021 a cura della sociologa Isabelle Sommier, tra il 1986 e il 2021 il 90 per cento degli omicidi a sfondo ideologico è attribuibile all’estrema destra.

In una recente intervista a Le Monde Sommier ha spiegato che negli ultimi anni sono aumentate parecchio le aggressioni politiche, e che il 60 per cento di esse è causata dalla destra radicale.

Dal 2022 a oggi, secondo un articolo di Contre-Attaque, ci sono stati almeno 11 morti e 19 feriti riconducibili a persone e organizzazioni di estrema destra. La maggior parte delle vittime aveva un retroterra migratorio o faceva parte di comunità razzializzate. Nessuna di loro ha però ricevuto un minuto di silenzio in Parlamento.

Dopo l’omicidio di Deranque, inoltre, si sono moltiplicati gli attacchi alle sedi e agli uffici de La France Insoumise in tutto il paese. Il 18 febbraio la sede del partito a Parigi è stata brevemente evacuata per un allarme bomba.
Se si eliminano dal quadro queste evidenze, sottolinea Lordon, rimane dunque “un ‘antifascismo’ incomprensibile, un’assurda aberrazione storica, una violenza cieca e senza motivo”.

A tutto ciò si accompagna la banalizzazione della figura di Deranque.
Nel racconto mediatico e in quello propagandistico delle destre, il 23enne è un “ragazzo poco più che ventenne […] travolto da un clima di odio ideologico” (come ha detto Giorgia Meloni, facendo arrabbiare non poco Macron), un “cattolico praticante” che è andato lì a proteggere delle donne indifese ed è stato “linciato” da estremisti di sinistra.

Dalla sua biografia politica viene completamente espunta la partecipazione a un’imboscata organizzata nei minimi dettagli, nonché la sua appartenenza a un milieu estremamente radicale e violento.

In qualità di fondatore degli Allobroges Bourgoin e membro di Audace Lione (il gruppo nato sulle ceneri del Bastion Social), Deranque aveva partecipato lo scorso 10 maggio alla marcia organizzata dal Comitato 9 Maggio a Parigi per commemorare la morte di Sébastien Deyzieu – una specie di Acca Larentia francese che ogni anno attira neofascisti da tutta la Francia e da tutta Europa.

La rimozione del contesto e la banalizzazione sono propedeutiche all’operazione più importante di tutte: la martirizzazione della vittima.
In questo senso, Deranque è davvero una specie di Charlie Kirk europeo.
Se negli Stati Uniti l’assassinio dell’attivista trumpiano è stato il pretesto per scatenare una caccia alle streghe e per designare il movimento “Antifa” come un’organizzazione terroristica, la morte del 23enne può assolvere allo stesso compito in Europa.

Dall’Italia alla Germania, passando per l’Ungheria, stanno infatti piovendo proposte e richieste di mettere fuorilegge i movimenti antifascisti – ormai considerati delle varianti domestiche del terrorismo jihadista, tant’è che in Francia si usa l’espressione islamogauchismo.

La “Kirkificazione” di Deranque rischia di portare alla creazione di un “cordone sanitario” all’incontrario: se l’antifascismo è il vero fascismo, allora va vietato perché è un pericolo per la democrazia (intesa nella sua forma illiberale).

E che lo pretendano gli eredi dei fascismi storici, oppure chi è legato al terrorismo di estrema destra di vecchia e nuova generazione, non è neppure così strano; è soltanto il segno dei tempi rovesciati in cui viviamo.

documentazione
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