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pubblicato il 20.10.08
Milano - Teste rasate, l´altolà dei presidi "A scuola niente liste neofasciste"
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Stretta contro l´ultradestra in vista delle elezioni studentesche. Il vero problema è che anche i gruppi più impresentabili possono passare per apolitici al momento delle candidature.

Ai ragazzi dico che l´estremismo va isolato in maniera democratica per evitare che storture simili possano dilagare. Non autorizzerò formazioni che si richiamino al Ventennio o che portino messaggi razzisti Le idee più aberranti non devono entrare. Le liste politiche a indirizzo neofascista non saranno ammesse alle elezioni studentesche. Pietro De Luca, preside del liceo scientifico Severi e del tecnico Correnti, parla chiaro: «Non autorizzerò formazioni che si richiamino al Ventennio o che portino messaggi razzisti. Le idee più aberranti non devono entrare a scuola». È d´accordo Antonio Arrigoni, preside al Donatelli, altro scientifico, per cui «dovrebbe essere il provveditorato a prevedere un regolamento a riguardo». E Giorgio Castellari, dirigente al Vittorini, spiega: «Il problema è che le liste più estremiste possono essere presentate come apolitiche». Un escamotage che consente di aggirare l´unico vincolo posto dal ministero dell´Istruzione: nomi e programmi non devono essere contrari alla legge, quindi non fare esplicito riferimento al fascismo.

La stretta dei presidi è la risposta alla crescita dell´estrema destra nelle scuole. In vista delle elezioni, l´ala più nera della politica studentesca si sta organizzando: a partire dalla prossima settimana nelle scuole si voterà per il rinnovo degli organi collegiali e in città sta nascendo un raggruppamento neofascista. A unire i giovani che si riconoscono «nella patria, nell´onore e nel simbolo della celtica», come dicono, è stato l´episodio di fine settembre al liceo linguistico Manzoni: uno studente di estrema destra (eletto rappresentante in una lista apolitica) ha chiamato attivisti di Forza Nuova per distribuire volantini contro la presenza di un gruppo di giovani immigrati, ospitati dai Martinitt in un edificio attiguo alla scuola. La polemica che ne è seguita ha spinto i giovanissimi dell´ultradestra milanese a serrare i ranghi. Così, mentre il preside della Manzoni Giuseppe Polistena assicura «massima vigilanza contro il razzismo», Edoardo, il diciassettenne ideatore del volantinaggio, spiega: «Vogliamo darci un nome come gruppo, l´obiettivo è presentarci nelle scuole per quello che siamo».

Al liceo classico Carducci un gruppo di giovani che si definiscono «di idee estremiste» si è fatto assegnare dalla scuola il compito di fare servizio d´ordine nelle assemblee ufficiali. Che fossero «orgogliosamente fascisti» la scuola non poteva saperlo, se non per gli stemmi repubblichini della brigata nera Ettore Muti che hanno appuntati al giubbotto: ufficialmente sono «apolitici» anche loro. Francesco, 17 anni, uno del gruppo, spiega: «A Milano il movimento cresce, siamo presenti in una decina di licei. Al classico Manzoni, come alle magistrali Virgilio, non possiamo entrare: lì i collettivi di sinistra sono troppo forti. Ma altrove abbiamo sempre più spazio». Oltre che al linguistico Manzoni e al Carducci, l´estrema destra organizzata («ma non da Forza Nuova né da alcun partito», assicurano i giovani) ha rappresentanti allo scientifico Marconi, al classico Parini e al Vittorio Veneto, altro scientifico, dove l´anno scorso è nato il collettivo LiberAzione. Unica iniziativa rilevante: un convegno sulle foibe interrotto dai fischi quando uno di relatori invitati, lo storico Donato Mutarelli, ha parlato di «razze più evolute di altre». Allora il preside Michele Delia aveva denunciato la gravità dell´episodio, ora invita gli studenti «a isolare in maniera democratica l´estremismo, per evitare che certe aberrazioni possano dilagare».

La posizione dei presidi solleva polemiche. Barbara Ciabò, consigliere comunale e già esponente de La Destra, attacca: «Se non vengono dimostrati reati specifici, è assurdo volere limitare la democrazia». Risponde Pierfrancesco Maran, consigliere del Pd: «Nell´escludere i neofascisti dalle elezioni non c´è alcuna volontà di chiusura, è un fatto di civiltà: si applica quel valore dell´antifascismo che viene insegnato agli studenti».

Da Repubblica Indymedia Lombardia


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