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pubblicato il 4.08.09
l figlio del giudice Amato: «Mai pentito per papà, la libertà di Fioravanti è incredibile»
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l figlio del giudice Amato: «Mai pentito per papà, la libertà di Fioravanti è incredibile»
Inserito da Anonimo il MAr, 04/08/2009 - 14:09

Qualcuno suona alla porta, voci concitate, senti tua madre che esce correndo senza neppure darti un bacio. E la vicina che ti accarezza in silenzio, senza trovare le parole per dirlo. Sergio aveva sei anni il 23 giugno 1980 quando Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Gilberto Cavallini gli uccisero il padre. Imbottendolo di piombo, come poi scrissero in un comunicato. Erano le 8,05 e Mario Amato, il magistrato che aveva ereditato tutti i fascicoli di Vittorio Occorsio, il giudice assassinato quattro anni prima, come tutte le mattine era alla fermata del bus che lo portava in Tribunale, aveva chiesto l’auto blindata ma non c’era stata risposta.

Che ricordi ha di suo padre?
«Sono ricordi tante volte rielaborati, che è difficile distinguere la verità dalla fantasia. La mancanza di un padre nella vita di un bambino è difficile da quantificare. Lo ricordo seduto alla scrivania: lavorava fino a tardi, anche la notte, sommerso dai fascicoli. Tante volte ho pensato a come sarebbe stata diversa la mia vita se ci fosse stato lui. Per fortuna mia madre era fortissima, è riuscita a crescere me e mia sorella senza mai pronunciare la parola odio. Conosco mio padre attraverso le carte processuali... ».

Perché lo hanno ucciso?
«Sono convinto che mio padre avesse scoperto qualcosa di molto grave, più grave dei crimini commessi fino a quel momento: lo aveva anche detto in ufficio. So che c’erano stati episodi che lo avevano inquietato. Un incontro con Aldo Semerari, l’ideologo piduista. Poi un alterco con il giudice Alibrandi, prima che si scoprisse che il figlio ucciso in un conflitto a fuoco era amico di Fioravanti. Ecco non escludo che avesse intuito che stava per accadere qualcosa di grosso: è trascorso troppo poco tempo tra il suo omicidio e la strage di Bologna. Meno di un mese, ho sempre pensato che ci fosse un legame».

Vuol dire che Fioravanti e i Nar avrebbero ucciso suo padre per eliminare un uomo che sapeva troppo? Che effetto le fa sapere che oggi è un uomo libero?
«Sinceramente è difficile da accettare. La legge non prevede che un terrorista pluriomicida, che mai ha dato segni di collaborazione o di pentimento, possa usufruire della libertà condizionale sapendo che nel giro di cinque anni questa si trasforma in libertà definitiva».

Ma se Fioravanti non si pente della strage di Bologna è perché dice di non averla commessa...
«In ogni caso ha commesso altri 13 omicidi ed è stato condannato a sette, otto ergastoli. Per quel che mi riguarda posso dire con certezza che non ha mai mostrato alcun sentimento per la morte di mio padre. In aula si è limitato a sciorinare i motivi del delitto attraverso slogan e frasi fatte, senza tradire alcuna emozione. La sua libertà è un fatto incredibile».

In realtà su molti omicidi di quegli anni aleggia il mistero, mancano ancora movente e mandanti».
«Sì, anche per questo pur essendo la mia famiglia molto riservata ci siamo avvicinati ad altri familiari. Domenica ero a Bologna per la ricorrenza, quest’anno è toccato a me. Battersi per fare completamente luce su quegli anni, non significa distruggere tutto quello che è stato possibile ricostruire finora. Almeno credo».

http://lombardia.indymedia.org/node/20680


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