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pubblicato il 6.03.11
Fascisti impuniti: saluto romano "penalmente irrilevante"
·
L’inchiesta, l’assessore e il saluto romano.
Il giudice archivia tutte le accuse.
05 marzo 2011

Archiviazione per l’inchiesta sul saluto romano dell’ex assessore rapallese alla Cultura e ai Servizi demografici Giovanni Arena, e di altre 8 persone, ritratte col braccio alzato in una foto poi pubblicata su Facebook.

La valutazione di assenza di comportamenti penalmente rilevanti è stata fatta martedì scorso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chiavari, su istanza della stessa Procura: la richiesta di archiviazione (presentata il 23 febbraio scorso) porta infatti la firma del sostituto Gabriella Dotto e del procuratore capo chiavarese Francesco Cozzi. Nella richiesta di archiviazione è contenuta quella che viene definita una valutazione “in punta di diritto”: in sostanza la procura, dopo una ricerca delle sentenze della corte di Cassazione che hanno trattato casi simili, ha ravvisato l’assenza di comportamenti di istigazione all’odio razziale. Nonostante il saluto romano sia stato esibito in un luogo aperto al pubblico, insomma, quel gesto non era diretto ad altre persone, e questo - secondo il convincimento della procura e poi del gip - lo rende penalmente irrilevante.

Ricordiamo: Gianni Arena e altre 10 persone erano stati indagati per violazione della legge Mancino, a seguito della pubblicazione, sul social network Facebook e poi sul Secolo XIX (il 17 gennaio) di una foto che li ritraeva sul sagrato della chiesa di San Francesco il giorno del 65º anniversario della morte di Benito Mussolini, il 28 aprile scorso. Nell’istantanea l’ex assessore rapallese e gli altri erano immortalati col braccio alzato e con un vessillo della Repubblica sociale italiana. Qualche giorno dopo la pubblicazione della notizia, era stata aperta un’inchiesta della procura, che aveva ipotizzato non il reato di apologia di fascismo, bensì la violazione della cosiddetta “Legge Mancino”, rubricata come “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Si tratta di una norma approvata nel 1993, che punisce con la reclusione fino a tre anni e la multa da 100 a 250 euro «chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi» che propagandano idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico.

Il clamore mediatico che il fatto aveva suscitato, e le molte critiche a quel gesto esibito in pubblico e poi diffuso su Internet, avevano convinto il sindaco rapallese Mentore Campodonico, 48 ore dopo il divampare della polemica, a ritirare le deleghe alla Cultura a Gianni Arena, che quindi era uscito dalla giunta cittadina. «Non voglio ancora commentare la notizia dell’archiviazione di questa inchiesta - dice Arena - Terrò una conferenza stampa, martedì prossimo a Rapallo, assistito dal mio legale, l’avvocato Emanuele Canepa. In quella circostanza dirò cosa penso in merito a tutta questa vicenda che mi ha coinvolto».

Arena, 47 anni, bancario, da 25 anni siede in consiglio comunale, ed è stato 3 volte assessore con tre sindaci diversi.

Fonte: Il Secolo XIX e Indymedia Genova


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