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pubblicato il 17.12.11
Peres: vergogna per le leggi della destra
·
Il presidente israeliano spara a zero su proposte contro ong, stampa e moschee
Articolo pubblicato il: 2011-12-14

TEL AVIV - Sono di «vergogna» i sentimenti che il presidente d’Israele, Shimon Peres - 88 anni di cui più di 60 trascorsi nel cuore della politica del suo Paese - afferma di provare di fronte a tutta una serie di leggi (di sapore liberticida secondo i detrattori) che la “nuova destra” israeliana sta promuovendo in parlamento. Da quella che impone limiti ferrei ai finanziamenti stranieri alle organizzazioni non governative (ong) attive per la pace e i diritti umani, a quella che minaccia di strangolare i media non allineati con risarcimenti stellari per i presunti casi di diffamazione dei potenti, passando per quella - di fresca proposta - contro il “rumore molesto” dei muezzin che chiamano alla preghiera i fedeli musulmani della minoranza araba dello Stato ebraico.
Peres non ha usato questa volta i toni elusivi del diplomatico di razza e ha denunciato senza giri di parole quella che a suo parere rischia d’essere «una marcia verso la follia» e uno sfregio ai valori democratici. Fissare tetti draconiani alle donazioni di Stati stranieri alle associazioni umanitarie israeliane, ad esempio, significa metterle in ginocchio e lasciare il controllo sui diritti umani in Israele solo a gruppi con base all’estero, ha osservato il presidente. Una cosa «insensata», ha aggiunto polemico, tanto più se si tiene conto che un uomo d’affari straniero - un magnate ebreo Usa che sostiene organizzazioni non governative d’estrema destra legate al movimento dei coloni - può al contrario «costruire un edificio nel rione (arabo di Gerusalemme est) di Sheikh Jarrah senza essere tassato». Il capo dello Stato, Nobel per la pace nel 1994, ha criticato apertamente pure la campagna contro i muezzin “rumorosi” avviata di recente da una deputata di uno dei partiti della maggioranza di destra che sostiene il governo di Benyamin Netanyahu.
«In Israele c’è già una legge sui rumori eccessivi nei luoghi pubblici. Non c’è alcun bisogno di vararne un’altra ricorrendo ad argomenti religiosi, né di tirarci addosso il risentimento di tutti gli arabi e i musulmani del mondo», è sbottato. Peres si è detto poi convinto che il premier Netanyahu condivida le sue perplessità, almeno su una parte di queste norme “ideologiche”, e che stia «cercando di fermarne alcune». Ma ha sottolineato d’aver anche compiuto passi formali egli stesso: esprimendo in particolare la propria identità di vedute con il procuratore dello Stato, Yehuda Weinstein, quando questi ha definito illegittime talune proposte legislative «contrarie alla libertà di espressione».
«Non c’è democrazia senza tolleranza, né senza un margine di generosità», ha concluso Peres, ammonendo che «non si può separare l’ebraismo dalla democrazia» e auspicando che le leggi più controverse «non trovino alla fine la maggioranza alla Knesset (parlamento)». Per il semplice fatto che «esse non aiutano la democrazia israeliana».

Fonte: Corriere.com


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