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pubblicato il 25.12.11
Tre condanne per scontri con Forza Nuova a Genova nel 2007
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Il 19 maggio 2007 i neofascisti di Forza Nuova ottennero dalla questura di Genova il permesso per fare un corteo nel cuore della città. In alcune decine decidemmo di opporci, convinti che ogni spazio di agibilità lasciata ai fascisti è sempre un pericoloso slittamento verso il baratro.
Il lungo presidio venne caricato dalle forze dell'ordine e ne seguirono alcuni momenti di fermento e tensione che turbarono per un attimo lo shopping del sabato pomeriggio in via XX settembre.
Nei mesi successivi quindici di noi ricevettero una perquisizione all'alba e relativa denuncia per l'accaduto.
Il 13 dicembre scorso il lungo iter di questo processo è giunto a termine con la condanna di tre dei quindici ad un anno di pena. Lo Stato ha tenuto a dare chiaro il suo messaggio, che non dimentica chi decide di agire in prima persona.
Lo spirito dell'epoca più che il caso ha voluto che proprio mentre il tribunale di Genova faceva uscire questa sentenza, nel cuore di Firenze un militante di Casapound sparava in due punti della città per colpire degli ambulanti immigrati, uccidendone due e ferendone gravemente altri tre. E pochi giorni prima altri razzisti a Torino avevano approfittato della falsa notizia di uno stupro di una ragazza di sedici anni ad opera di due zingari per compiere un raid incendiario di massa contro il campo rom delle Vallette, raid che soltanto per caso non si è trasformato in una strage.
E' fin troppo facile notare lo stridore da un lato grottesco e dall'altro tragico di questi eventi.
Se a Genova il cancro fascista delle varie Casapound, Forza Nuova ecc. è al momento ridotto ai margini è anche grazie alla mobilitazione costante dei tanti che scendono in strada ogni volta che questi provano ad alzare la testa, e questo ci permette di dire che nessuna condanna e forma repressiva arresterà la voglia di resistere e contrattaccare quando necessario.
Ma c'è un livello più profondo della realtà che prescinde dall'agibilità e dalla pericolosità dei fascisti di ogni singola città.
Purtroppo non aveva torto Borghezio quando, volendo spiegare e in qualche modo rivendicare il senso e le motivazioni della recente strage di Brevnik in Norvegia, affermò che certe idee sono molto diffuse, ben oltre i confini della militanza di estrema destra.
Queste idee attecchiscono nella povertà materiale e spirituale provocata da decenni di devastazione sociale, culturale e di immaginario. E' un fascismo nuovo, apparentemente soft, che cova non solo e non tanto nelle sedi militanti dei vari gruppi neofascisti, ma molto più subdolamente negli squallidi luoghi, fisici e mentali, in cui siamo costretti a vivere.
L'alba del nuovo fascismo è per esempio ben visibile nelle code di migliaia di persone e nelle risse alle cinque del mattino all'apertura di un centro commerciale in un anonimo quartiere alla periferia di Roma (Ponte Milvio il 27 ottobre scorso).
Niente passo dell'oca, niente stivaloni, ma lo stesso tipo di emozioni e di aggressività.
E' un fascismo connaturato nello spirito di un'epoca depauperata di forme di vita collettive, di legami di solidarietà, di spazi per la socialità e l'autorganizzazione. L'alienazione, l'isolamento e la paura prodotti da decenni di cosiddetto “benessere” hanno gettato i semi che le piogge battenti dell'attuale crisi economica rischiano di far sbocciare in una foresta inestricabile di orrori.
Il rischio della guerra civile, della guerra tra poveri, incombe serio e concreto.
Mai come oggi nel momento in cui la quiete è stata rotta e la favola del progresso infinito sta franando rovinosamente, la duplice possibilità del presente si palesa ai poli opposti dell'agire e rende sempre più opaco il margine di una zona grigia, intermedia, dell'aquiescenza: cambiare tutto e riprenderci in prima persona ciò che ci riguarda oppure cadere nell'abisso, scagliandoci contro i più deboli e scannandoci tra noi nell'illusione di poterci salvare ai danni di qualcun altro.
I fascisti ovviamente lottano per questa seconda possibilità e vanno sempre combattuti, ma il fronte della battaglia è molto più ampio: sta a tutti scegliere come e dove buttarsi nella mischia.
E allora ci va di dire che lo spirito con cui quel giorno abbiamo agito in piazza contro Forza Nuova – non delegare la lotta contro i fascisti a una ridicola richiesta di condanna da parte delle istituzioni – è lo stesso da applicare a tutti gli altri ambiti della vita ed ha un valore ben più ampio e sovversivo; muoversi in prima persona, non rinunciare e non delegare mai la soddisfazione dei propri bisogni e desideri.
A volte è rischioso ma, possiamo testimoniarlo, ne vale sempre la pena.

Andrea, Leonardo, Paolo

rassegna stampa dell'epoca
http://www.ecn.org/antifa/article/1462/scontriagenovapercorteodiforzanuova


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