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pubblicato il 12.11.12
Abruzzo. Ronde notturne a caccia di immigrati
·
12 novembre 2012- Arrivano i giustizieri della notte e la legge fai da te a Luco dei Marsi, piccolo centro nel cuore dell’Abruzzo, tra Avezzano e i confini della Ciociaria.

Paese di seimila anime di cui quasi 900 immigrati, situato nell’altopiano del Fucino, è una distesa di campi dove vengono coltivati, tra gli altri ortaggi, patate, carote, barbabietole; dove un esercito di albanesi, magrebini, rumeni, bulgari, macedoni lavorano per tre mesi all’anno e per i restanti nove sopravvivono con piccoli lavoretti in nero, alcuni, purtroppo si dedicano allo spaccio.

Troppi stranieri secondo gli abitanti di Luco de Marsi e, così, da fine settembre è iniziato un forte e violento risentimento contro di loro; ed è così che è cominciata una vera e propria caccia all’uomo senza distinzione tra buoni e cattivi, regolari e irregolari; e le ronde notturne.

L’ultimo episodio, in ordine di tempo, e che ha fatto saltar fuori la faccia di un’Italia razzista e, forse, stanca, è successo venerdì scorso, quando due agricoltori marocchini, fermi nella piazza del paese, sono stati circondati; uno dei due riesce a fuggire, l’altro si risveglierà il giorno dopo in ospedale. L’uomo che è riuscito a sfuggire all’aggressione ha poi raccontato di aver riconosciuto uno degli assalitori: “Ho riconosciuto il figlio poliziotto del sindaco di Luco dei Marsi”.

Un altro marocchino, assalito il 25 settembre, avvalla la tesi secondo cui sia il figlio del sindaco a capo di questi raid notturni; ha, infatti, raccontato di essere stato fermato per dei controlli, da un uomo con in mano il tesserino identificativo della Polizia di Stato; dopodiché sarebbero sopraggiunti altri tre uomini che messo al muro l’extracomunitario lo avrebbero picchiato con spranghe di ferro.

Si apprende anche che, oltre ad essere le prede di vere e proprie spedizioni punitive, gli immigrati che giungono in queste zone per lavorare nei campi, oltre ad essere schiavizzati con paghe al limite della fame, sono anche ricattati dal racket dei padroni degli orti, sono costretti a pagare un pizzo o un obolo ai proprietari terrieri affinché questi stipulino un falso contratto di lavoro per ottenere il permesso di soggiorno.

Ora che il caso è balzato agli onori della cronaca, nei prossimi giorni o forse già nelle prossime ore, si conosceranno i nomi dei giustizieri che girano indisturbati tra le campagne abruzzesi.

Fonte: articolotre

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