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pubblicato il 30.01.06
Striscioni e slogan nazifascisti dei tifosi giallorossi
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Striscioni e slogan nazifascisti dei tifosi giallorossi
Protesta la comunità ebraica. Veltroni: “Intollerabile”
Olimpico, svastiche in curva sud
“Lazio-Livorno: stesso forno”
Sensi: “Politica fuori dagli stadi” ma la Roma rischia sanzioni
La polizia ha sequestrato sei molotov, tre arresti e una denuncia
Olimpico, svastiche in curva sud
“Lazio-Livorno: stesso forno”

Le bandiere esposte alla curva sud durante Roma-Livorno

ROMA – Sugli spalti dell’Olimpico sono tornate svastiche e croci celtiche. Era già successo l’anno scorso, una domenica di fine settembre. Si è ripetuto questo pomeriggio. Giocava la Roma contro il Livorno e in curva sud, culla del tifo giallorosso, al fischio d’inizio sono comparse le bandiere e gli striscioni della vergogna: il volto del Duce, la croce uncinata e quella celtica, simboli delle frange più estreme della destra.

Simboli che sono rimasti lì per tutto il primo tempo e buona parte del secondo senza che le forze dell’ordine intervenissero. C’era pure un lungo striscione bianco sul quale era scritto: “Lazio-Livorno: stessa iniziale, stesso forno”. Un gesto tanto più vergognoso perché compiuto nella settimana che ricorda al mondo la tragedia della Shoah.

Le reazioni. Condanna, non poteva essere altrimenti, è giunta dalla comunità ebraica. Vittorio Pavoncello del gruppo ebrei di Roma, ha definito l’esposizione di simboli nazifascisti “un fatto gravissimo contro il quale dovrebbero intervenire le autorità sportive”.

Da parte sua, il presidente della Roma si è limitato a un tiepido auspicio rivolto ai tifosi della sua squadra: “Mi piacerebbe – ha detto Franco Sensi – che la politica restasse fuori dagli stadi”.

Stesse parole ha usato il sindaco di Roma ma il tono è stato più duro e la condanna del gesto netta e senza appello: “La politica deve stare fuori dagli stadi – ha detto Walter Veltroni – ma tanto più deve stare fuori l’apologia del regime nazista che tanto orrore e morte ha portato nel mondo”. “Roma è la città della deportazione degli ebrei, Roma è la città delle Fosse Ardeatine”, ha sottolineato Veltroni. “Simili comportamenti non possono più essere tollerati”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Enzo Foschi, consigliere regionale Ds: “E’ riduttivo chiamarli imbecilli. Ancora una volta qualcuno ha voluto tradire la passione di tanti tifosi e l’amore per il calcio”. E Marco Rizzo, dei Comunisti italiani: “E’ orrendo quello che è accaduto: la nostra Costituzione vieta espressamente l’apologia del fascismo. Altrettanto responsabili però sono coloro che non hanno provveduto a far rimuovere le bandiere”.

Gli arresti. La Roma rischia ora la squalifica del campo. Già prima che iniziasse la partita, i tifosi giallorossi si erano scontrati contro la polizia all’esterno dell’Olimpico. In un’ottantina, con il viso nascosto dai caschi o dai passamontagna, hanno tentato di attaccare i pullman dei sostenitori del Livorno lanciando sassi e bottiglie.

Un paio di agenti sono rimasti lievemente feriti, alcuni mezzi della polizia sono stati danneggiati. Tre romanisti sono stati arrestati (tutti accusati di danneggiamento e lesioni e uno anche di detenzione di materiale esplodente di tipo non legale perché è stato trovato in possesso di una potente bomba carta) e un quarto, un minorenne, è stato denunciato in stato di libertà.

Il piano. La questura ha accertato che gli ultras giallorossi avevano un piano: con il lancio delle molotov contro i torpedoni provenienti da Livorno volevano vendicare un tifoso romanista che lo scorso anno, all’Olimpico, dopo aver raccolto un petardo lanciato dai sostenitori amaranto, perse alcune falangi di una mano in seguito allo scoppio. A questo dovevano servire le sei bottiglie molotov scoperte dagli agenti sotto il ponte Duca d’Aosta. E lo striscione lungo nove metri con la scritta “V’avemo bruciati tutti” sequestrato a un giovane doveva essere esposto dopo l’azione.

Da qualche giorno gli investigatori della capitale avevano sentore che per i violenti quella di oggi potesse essere l’occasione di una rappresaglia per quanto accaduto nella gara della scorsa stagione.

(29 gennaio 2006)
repubblica


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